Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Think3, la Provincia di Bologna accusa Versata: “Ha intenti predatori”

L’assessore alle Attività produttive, Pratoni, scrive ai ministri Frattini e Romani e ai parlamentari bolognesi sul destino della società messa in fallimento: “Tutelare l’occupazione e il marchio”

20 Lug 2011

La Provincia di Bologna scende in campo a sostegno di Think3.
Questa mattina, l'assessore alle Attività produttive, Graziano
Prantoni, ha scritto ad alcuni rappresentanti istituzionali per
informarli sulla vicenda della società specializzata in software
per il design, acquisita lo scorso ottobre dalla texana Versata
Technologies e messa in fallimento il 3 maggio per decisione del
tribunale di Bologna.

Tutti i parlamentari bolognesi e i ministri degli Affari esteri
Franco Frattini e dello Sviluppo economico Paolo Romani sono stati
messi al corrente “della difficile impasse che il Curatore si
trova ad affrontare per ridare a Think3 Inc. (unica titolare della
proprietà intellettuale di importanti software) la proprietà e la
gestione dei suoi assets a fronte di ripetute ingerenze e false
informazioni che Versata ha fornito e sta fornendo ai clienti”,
si legge nella missiva.

Nei giorni successivi alla sentenza, infatti, il curatore
fallimentare aveva esercitato il diritto di scioglimento del
contratto di licenza con Versata così come previsto Legge
Fallimentare. In conseguenza di ciò, Versata non potrebbe più
concedere in licenza i prodotti Think3 e usarne i marchi. La
decisione non è però piaciuta negli Usa da dove la stessa
Versata, per bocca del direttore generale Austin Scee, aveva
chiarito che “il curatore fallimentare italiano non ha
l’autorità legale di togliere a Versata la proprietà dei
prodotti Think3. Prodotti per i quali Versata ha investito milioni
di euro per il solo acquisto, molto più del loro effettivo valore
di mercato”. In altre parole l’azienda statunitense avrebbe
continuato ad utilizzare i software targarti Think3.

“In sede di Tavolo di Salvaguardia, alla presenza di tutte le
parti coinvolte – spiega Pratoni – ho proposto di coinvolgere
nella complessa situazione del fallimento Think3 i Ministri
Frattini e Romani e tutti i Parlamentari bolognesi al fine di
sensibilizzare il Governo e l'opinione pubblica. Ritengo che la
vicenda sia surreale e kafkiana se non implicasse, ancora una
volta, lo stato di grave indigenza economica di oltre
centocinquanta lavoratori, privati del loro posto di lavoro da
manager superficiali e da un competitor straniero che pare essere
animato unicamente da un intento predatorio, bypassando le leggi
italiane sulla tutela dei lavoratori e dei creditori. Auspico che
il contributo dei Parlamentari e dei Ministri riesca a supportare
la società Think3 Inc., dissolvendo dubbi e incertezze che
incombono sulle possibili prospettive gestionali e
occupazionali”.

Think3 svolge dal 1979 la sua attività di sviluppo vendita e
assistenza software ad alta tecnologia, occupando circa 150
dipendenti nella sede principale di Casalecchio di Reno e in altre
4 filiali. Negli anni della globalizzazione l'azienda è
divenuta una società americana attraverso l'ingresso di
ulteriori soci nel capitale sociale, pur rimanendo a Bologna il
centro di eccellenza dello sviluppo del software con altissima
concentrazione di personale laureato. Dal 2008 è iniziata la crisi
economica e finanziaria che si è acuita nel 2010 pregiudicando la
continuazione dell'attività.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link