SCENARI

Tim, la scure del rating. 15 giorni per offerta rete Cdp

Dopo Moody’s e S&P anche per Fitch outlook negativo: il contesto macroeconomico rischia di peggiorare l’indebitamento. Intanto scatta il giro di boa sulla deadline del 30 novembre in merito al dossier newco con Open Fiber. E sull’Opa si riapre la partita. Cadoret si dimette dal Cda

16 Nov 2022

Federica Meta

Giornalista

tim

Dopo Moody’s e S&P anche per Fitch annuncia l’outlook negativo per Tim: il contesto macroeconomico rischia di peggiorare l’indebitamento, secondo l’agenzia di rating. E Telecom Italia è ancora sotto pressione a Piazza Affari dopo la frenata del 2,9% della vigilia. Le azioni in mattinata arretrano del 2,5%, attestandosi a 0,22 euro, per poi scendere alle 13.00 del 3%.

Fitch, i motivi del declassamento

La società di rating ha rivisto al ribasso il giudizio (a BB- da BB), confermando l’outlook negativo. In verità l’agenzia si è accodata alle decisioni già prese dalle altre agenzie, collocando per altro il giudizio di un “notch” sopra quello di S&P (B+/negativo, rating, rivisto il 14 ottobre) e di Moody’s (B1/ negativo, rivisto il 21 luglio). Gli esperti di Fitch hanno puntato l’indice sulla mancanza di una decisa riduzione del debito nel 2022 da parte della compagnia, oltre che sull’impatto del deterioramento del contesto macroeconomico. Secondo gli esperti, inoltre, non aiuta l’incertezza sul futuro della rete. Fitch ha anche evidenziato la minore liquidità a disposizione dell’azienda di tlc per far fronte alle prossime scadenze sul debito di 3,4 miliardi nel 2023 e 4,5 miliardi nel 2024. Nel report l’agenzia di rating ha assunto che il fatturato domestico di Tim nel 2022 calerà del -5,7% e nel 2023 del 3%, prima di stabilizzarsi nel 2024. L’ebitda margin si attesterà quest’anno al 38,5%, l’anno venturo al 38,6% e al 2024 al 38,9%. Le maggiori efficienze sui cash cost e l’aumento dei prezzi per l’inflazione saranno compensati da maggiore concorrenza e pressioni inflattivi sui costi. Il rapporto tra debiti netti ed ebitda a fine anno dovrebbe essere di 4,3 volte. Fitch, inoltre, mette in conto che nel periodo 2022-2024 la società non distribuirà alcun dividendo nemmeno sulle risparmio.

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L’impatto dei conti delle telco concorrenti

A impattare su Tim sono anche i conti trimestrali diffusi la vigilia da Iliad e Vodafone Italia, che hanno messo in evidenza l’andamento della concorrenza. Numeri alla mano, se Vodafone è risultata ancora sotto pressione, la società di Xavier Niel è invece cresciuta ancora in Italia. Gli analisti, comunque, hanno evidenziato che sembra sfumare l’aggressiva strategia delle aziende di conquistare quote di mercato con l’abbassamento dei prezzi. In particolare Iliad ha recentemente ritoccato al rialzo le tariffe e alla fine, nel trimestre terminato a fine settembre, ha conquistato meno clienti delle attese (86mila nel segmento business to business). “Per Iliad la performance acquisitiva sul fisso ci sembra ancora lontana dal raggiungimento di una massa critica in Italia e non escludiamo maggiori difficoltà per l’operatore nel guadagnare market share”, hanno commentato gli analisti di Intermonte. Anche per Intesa Sanpaolo alla fine i numeri .avranno un impatto neutro sul comparto delle tlc.

Rimane inoltre il rebus sul futuro della rete, con il governo intenzionato ad arrivare a una rete unica a controllo pubblico, ma senza specificare la modalità. Se nei giorni scorsi si scommetteva sul lancio di un’opa da parte di Cdp, nelle ultime ore è tornato a essere considerato più probabile il progetto di integrazione della rete Open Fiber con quella Tim attraverso l’acquisto dell’infrastruttura da parte di Cdp, come indicato nel MoU firmato nelle scorse settimane.

Il futuro della rete

Il mercato attende dunque sviluppi concreti sul riassetto del gruppo a 15 giorni dalla scadenza del termine previsto per la presentazione dell’offerta non vincolante di Cdp sulla rete. Un’offerta che fonti di mercato oggi ritengono meno probabile, viste le divergenze profonde sul prezzo tra l’azionista Vivendi e i potenziali compratori, oltre che alla luce dei possibili progetti alternativi allo studio del Governo: il cosiddetto piano “Minerva” e le sue potenziali varianti. “Lo scenario è molto fluido – commentano gli analisti di Intesa Sanpaolo – In particolare, resta da chiarire se il Governo intende sostenere il percorso previsto dal memorandum of understanding (offerta di Cdp su Netco entro fine novembre) o puntare su scenari alternativi che potenzialmente potrebbero portare al delisting di Tim”.

L’esecutivo, in ogni caso, ha ribadito l’obiettivo di arrivare a una rete unica a controllo pubblica anche se, confermano da Equita, “non sembra avere ancora definito le modalità per arrivare a questo obiettivo”. “La nostra impressione è che non sia ancora chiaro, anche all`interno del governo, il percorso migliore per arrivare all’obiettivo della rete unica e che saranno cruciali le prossime settimane di incontri e consultazioni per arrivare a un chiarimento”, aggiungono gli esperti. Intanto sul fronte di una possibile opa sul gruppo, secondo Il Sole 24 Ore si lavoro al tentativo di creare un consorzio che coinvolga oltre a Cdp anche Vivendi.

Per l’Opa torna in campo l’ipotesi Kkr

L’ipotesi di un’Opa di Cdp su Tim è da rivedere, almeno nella configurazione di una proprietà al 51% che implicherebbe de facto l’accollo totalitario del debito. Gli stakeholder infatti lavorano al dossier ma secondo quanto risulta a CorCom si starebbe profilando una nuova configurazione con un ruolo forte dei fondi infrastrutturali a partire da Kkr (in campo ci sarebbero anche Cvc e altre realtà) per “diluire” il fardello e attribuire quote a ciascuno in misura tale da non comportare un azionista di maggioranza ma più azionisti, Vivendi inclusa. Il tutto però affidando alla Cassa il ruolo di “governatore” attraverso un patto parasociale che attribuirebbe specifici diritti di governance.

Frank Cadoret lascia il Cda

Tim comunica che il Consigliere Frank Cadoret ha rassegnato le dimissioni dall’incarico, per ragioni personali fa sapre l’azienda. Frank Cadoret risulta possedere 13.000 azioni ordinarie di Tim. A settembre aveva lasciato anche Luca De Meo.

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