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Torna al timone Kun-Hee il grande vecchio di Samsung

Dopo le dimissioni del 2008 a seguito di una condanna per evasione fiscale il fondatore dell’azienda torna al comando della controllata Samsung Electronics. “Diversificheremo il business”

24 Mar 2010

Il "grande padre" di Samsung torna al timone. Dopo due
anni di esilio forzato a causa della condanna per evasione fiscale
che gli costò nel 2008 il posto di Ceo, Lee Kun-hee, ritorna in
ruoli esecutivi.

L'uomo più ricco della Corea del Sud si riappropria
dell'azienda fondata dal padre e riassume la presidenza non di
Samsung Group, bensì di Samsung Electronics, fiore
all'occhiello della controllata del gruppo, leader nelle
memorie chip e nelle tv a cristalli liquidi nonché numero due dei
telefoni cellulari.

Il manager, 67 anni, esprime, però, preoccupazione sul futuro e
promette di traghettare la compagnia oltre la crisi, puntando alla
diversficazione del business in settori dall'alto potenziale
innovativo come biotecnologia, salute, ambiente ed energie
rinnovabili. "Non si può rincorrere la Cina sulle tecnologie
low cost e nemmeno in Giappone su quelle high-cost – spiega in una
nota -. Dobbiamo inncece ripartire dal nuovo. Non c'è tempo da
perdere".

In passato la strategia "visionaria" di Lee ha fatto di
Samsung una società in grado di produrre dai microchip alle
superpetroliere, con 277.000 dipendenti globali e capace di valere
il 20% dell'export di Seul: praticamente uno Stato nello
Stato.

Di Samsung Electronics il manager detiene appena il 3,38% delle
azioni, con sua moglie e suo figlio (Jay Y. Lee, nominato
a dicembre direttore operativo della compagnia) che detengono a
loro volta meno dell'1% ciascuno. Cifre minime di fronte
alla
capitalizzazione di decine miliardi di dollari, ma sufficienti –
evidentemente – a esercitare il controllo grazie alla complessa
rete di incroci azionari costruiti nel tempo.

Nel 2008 l'accusa di evasione fiscale aveva portato Lee a
essere condannato a 3 anni di carcere. A dicembre 2009 la svolta:
il presidente sudcoreano Lee Muyng-bak ha concesso la grazia nella
speranza che "mister" Samsung, che è anche un componente
influente del Cio (Comitato olimpico internazionale), possa
sostenere la causa di portare in Corea del Sud, a PyeongChang,
l'organizzazione dei giochi invernali del 2018.

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