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Una app per stanare chi abbandona i Raee

01 Lug 2011

Ecodom, il Consorzio Italiano di Recupero e Riciclaggio degli
Elettrodomestici lancia un’applicazione per iPhone all’interno
di Raeeporter 2.0, l’iniziativa promossa dal Consorzio e
Legambiente per fotografare e segnalare i Raee (Rifiuti Elettrici
ed Elettronici) abbandonati in modo improprio.
L’applicazione permette ai cittadini di inviare in tempo reale
direttamente al sito www.raeeporter.it lo scatto realizzato.

Ecodom segnalerà tempestivamente le immagini ricevute all’Ente
competente (il Comune o la Società di igiene urbana che effettua
la raccolta dei rifiuti), affinché provveda al recupero del Raee e
al suo trasporto al Centro di Raccolta più vicino, da dove sarà
poi trasferito presso un impianto specializzato per il
trattamento.

Anche la tecnologia consente così di contribuire alla salvaguardia
dell’ambiente. Raeeporter, l’iniziativa lanciata nell’ottobre
2010 da Ecodom e Legambiente, ha raccolto sino ad oggi 516
segnalazioni fotografiche: un risultato importante per il numero di
Raee recuperati e per i numerosi consigli e proposte di
collaborazione che le diverse Associazioni e Comitati Locali hanno
suggerito al Consorzio.

Legambiente ed Ecodom, Consorzio costituito dai più importanti
Produttori di Elettrodomestici (in particolare dei Raggruppamenti
R1 – frigoriferi, condizionatori, scaldacqua – e R2 – lavatrici,
lavastoviglie, cappe, forni) vogliono sensibilizzare la
collettività attraverso questa iniziativa sull’importanza del
corretto riciclo dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed
Elettroniche.

Ogni Raee, se pure in percentuali differenti, rappresenta infatti
sia un "contenitore" di materiali riciclabili (ferro,
rame, alluminio e plastica), sia una fonte pericolosa di
inquinamento. Ad esempio, la presenza nei circuiti refrigeranti e
nelle schiume isolanti dei frigoriferi e dei condizionatori di
sostanze ozono-lesive e con un elevato potere clima-alterante,
rende necessario e importante che tali Raee siano trattati secondo
metodi e procedure corrette per evitare l’ampliamento del
cosiddetto “buco nell’ozono” e l’aggravarsi dell’effetto
serra.