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Via alla Fabbrica digitale: Siemens punta sul “soft” biz

Svelata oggi a Milano la piattaforma TiaPortal, il primo framework per l’automazione industriale di tutti gli strumenti applicativi. Maffioli: “Non solo hardware, vogliamo diventare leader anche nel software”

12 Gen 2011

La divisione Industry Automation di Siemens (33mila dipendenti e un
fatturato di circa 6 miliardi a fronte di 404 mila addetti e 76
miliardi di euro di ricavi del gruppo) ha presentato ufficialmente
oggi alla stampa italiana, presente in buon numero nella sede delle
Bicocca, la nuova piattaforma di engineering Totally Integrated
Automation Portal (TiaPortal), considerato il primo framework per
l’automazione industriale che unifica tutti gli strumenti
applicativi di automazione in un unico ambiente di sviluppo. La
nuova e innovativa piattaforma permette agli utenti di sviluppare e
mettere in funzione i sistemi di automazione velocemente e in modo
assolutamente intuitivo e, di conseguenza, di risparmiare tempo di
engineering riducendo le costose integrazioni dei differenti
pacchetti software.

Di facile utilizzo e progettato per garantire la massima
efficienza, il TiaPortal, hanno enfatizzato i rappresentanti di
Siemens, è adatto sia per gli utenti che lo usano per la prima
volta sia per gli utenti più esperti. Dalla configurazione e
programmazione fino alla messa in funzione, la nuova piattaforma si
propone come il punto d’incontro per tutti i prodotti e strumenti
di automazione offerti dal portfolio Totally Integrated Automation
di Siemens.

Questo in sintesi l’annuncio odierno. Cosa significa per il
mercato, le industrie e le società che svolgono attività di
sviluppo e di engineering? Lo ha fatto capire Andrea Maffioli,
Division lead industry automation Siemens Italia. “Tia Portal ha
una doppia valenza: segna per Siemens la volontà di diventare un
leader anche nel settore del software dopo avere consolidato la
leadership sul fronte dell’hardware, di fatto anticipando una
evoluzione non cosi ancora mancata nel settore dell’automazione
mentre lo è di più nell’informatica. Per il mercato questo
annuncio rappresenta una accelerazione del percorso verso la
Fabbrica Digitale, tante volte prospettata e ora più vicina grazie
al contributo di Siemens, che in quest’area ha realizzato e sta
realizzando veramente investimenti rilevanti, con una manovra
gestita dalla Germania ma che ha riguardato anche risorse dislocate
in Cina, India e Stati Uniti. Possiamo quindi dire che con
l’avvento del TiaPortal ci sarà sempre più automazione
software-based a monte delle macchine che lavorano in fabbrica con
vantaggi in termini di operatività e di economics”. Un passo
invitabile, dunque, se anche si pensa, che la complessità nel
settore dell’automazione raddoppia mediamente ogni quattro anni e
in prospettiva questo lasso temporale è visto in diminuzione.

La piattaforma sarà in vendita tra qualche settimana. Attualmente
sono una ottantina i clienti nel mondo che la stanno sottoponendo a
field test e usability test: 18 si trovano in Italia a riprova
della rilevanza che ha il nostro mercato. Massimo riserbo sui nomi:
ci sono comunque industrie e system integrator, attivi in diversi
ambiti industriali. Dei costi non è stato detto nulla. Si sa solo
che TiaPortal non andrà necessariamente a sostituite i prodotti
esistenti ma si affiancherà a loro, offrendo un approccio in più
ai clienti. Al momento la sola evidente limitazione è
rappresentata dal fatto che la piattaforma ha una valenza per cosi
dire proprietary, ovvero supporta solamente i prodotti della casa
tedesca. “Sarebbe stato più facile – ha aggiunto Maffioli –
far uscire una nuova piattaforma hardware, perché questo cambio di
rotta ci costringerà a spendere non poche energie per
evangelizzare i clienti, poiché una piattaforma integrata come
TiaPortale cambia abitudini consolidate, in Italia molto più
resistentiche nei paesi emergenti. Saremo molto aggressivi negli
sforzi per modificare le abitudini”.

D’altronde Siemens, avendo le forze (17mila ingegneri software su
31800 addetti alla R&S e 176 sedi R&S nel mondo, di cui 5 in
Italia) ha preferito giocare di anticipo che di rimessa.
Rispondendo ai tre requisiti perorati dal mercato: efficienza e
produttività (come la riutilizzabilità del Sw e il time saving),
la flessibilità (come riconfigurabilità e modularità) e
competitività (cost saving e time to market). Il tutto, come hanno
sottolineato più volte Maffioli e collaboratori, con una soluzione
all’insegna della “estrema semplicità”.