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Via libera al Recovery Fund: svolta digitale per l’Italia?

Il Consiglio Ue trova l’accordo sul piano di prestiti e sussidi per uscire dalla crisi: al nostro Paese 209 miliardi di risorse. Conte: “L’obiettivo è uno sviluppo sostenibile”. Focus su banda ultralarga, e-health e PA digitale

21 Lug 2020

Federica Meta

Giornalista

Il Consiglio Ue ha dato il via libera al Recovery Fund: 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi di sussidi. All’l’Italia andranno 209 miliardi, di cui 127 di prestiti e il resto (81 mld) a fondo perduto.

“Siamo soddisfatti, abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo – ha detto a conclusione dell’accordo, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte –  Abbiamo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre. Dobbiamo investirli per riforme strutturali, per crescere economicamente e raggiungere l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile”.

“Abbiamo la concreta possibilità di rendere l’Italia più verde, più digitale più innovativa, più sostenibile, più inclusiva – ha sottolineato – Investire nella scuola, nelle Università e nella Ricerca e nelle infrastrutture”.

La sfida più importante, per il nostro Paese, inizia adesso: serve delineare un piano di investimenti convincente (per la Ue) ed efficace per uscire dalla crisi economica causata dalla pandemia.

Il nome stesso del maxi prestito – Next Generation Ue- dice tutto: priorità agli investimenti in servizi e infrastrutture future-proof e, dunque, in linea con la strategia della Commissione europea e della sua presidente Ursula von der Leyen che punta tutto sulla digital transformation e sul green deal.

La pandemia e la conseguente emergenza economica hanno messo in evidenza quali sono i settori su cui investire per ricominciare a correre: banda ultralarga fissa e mobile, digitalizzazione della burocrazia per semplificare la vita ai cittadini ma anche alle imprese che vogliono investire. Su questo fronte il governo è impegnato a spingere sulle tecnologie emergenti (AI e blockchain) per trasformare servizi e processi ma anche sul cloud come strumento chiave per garantire il consolidamento dei data center, azione prioritaria per l’interoperabilità delle infrastrutture pubbliche. E ancora la scuola digitale, con un’attenzione particolare all’innovazione della didattica in ottica smart e alle connessione veloci negli istituti. E-health per rafforzare la medicina sul territorio ed evitare il collasso del sistema ospedalieri in caso di emergenze ma anche per efficientare la spesa pubblica in sanità.

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“Superati ostacoli e divergenze, oggi l’Europa risponde alla chiamata della Storia con un accordo ambizioso e consistente – scrive su Twitter il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri –  Con 209 miliardi l’Italia ha un’opportunità unica di rilancio per un’economia più sostenibile, digitale e inclusiva. Ora portiamo l’Italia nel futuro”.

“Siamo al lavoro già da tempo per elaborare un piano di rilancio incisivo che sostenga la ripresa ma che affronti anche alcuni dei problemi storici dell’Italia per fare crescere il Paese con investimenti in infrastrutture, digitalizzazione, contrasto ai mutamenti climatici, innovazione – ha poi detto Gualtieri al Tg3 – Stiamo definendo piano preciso e dettagliato che vogliamo essere tra i primi a presentare già a ottobre in modo da poter partire subito con un grande piano di rilancio dell’economia italiana”.

Sulla stessa lunghezza d’inda il titolare dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. “Credo che adesso l’Italia possa guardare ai prossimi mesi e ai prossimi anni con un maggiore ottimismo. Adesso è il momento della responsabilità: finalmente abbiamo la possibilità di fare quegli investimenti che il Paese attende da tantissimi anni – commenta i ministro – Abbiamo le risorse per farlo, abbiamo le capacità, abbiamo instaurato con tutte le categorie, con il passaggio agli Stati generali, un dialogo fitto e intenso, di analisi di ciò che serve davvero a questo Paese per colmare quel gap di innovazione, digitalizzazione e investimenti che lo separa da altri Paesi europei. Credo che quella di oggi sia un’opportunità, è il momento della responsabilità che il Governo vuole assumersi, vuole essere all’altezza di assumersela per cambiare finalmente in meglio il nostro Paese”.

Soddisfazione anche da parte di Anci: parte della spesa prevista dal Recovery Fund rientra nella sfera di governo delle amministrazioni comunali, a cominciare dall’Agenda digitale. “La ripresa post-Covid partirà dalle città – dice il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro – Io credo che sia un accordo importante che dimostra l’importanza dell’Europa. L’Europa non è un salvadanaio ma una comunità fatta di Paesi e quando un Paese vai in difficoltà è giusto che il resto della comunità se ne faccia carico. Devo dire che è importante anche per il presidente Conte che in questi mesi ci ha creduto, non si è fermato anche davanti alle polemiche che arrivavano dall’interno del nostro Paese e ha ottenuto questo risultato”.

Il lockdown ha impattato in maniera forte sulle città che sono diventate un grande laboratorio dove sperimentare modelli di servizio, di trasporto e di sviluppo “smart”.  Basti pensare al massiccio ricorso al lavoro agile che ha decongestionato gli spazi urbani e costretto a ripensare il trasporto pubblico, ma anche privato. Oppure all’abbattimento delle attività degli sportelli pubblici a favore dell’erogazione – e fruizione – dei servizi della PA per via digitale.

Tutti test che si potranno mettere a regime nel post-Covid con un piano di finanziamento per le città prime protagoniste della svolta digital del Paese.

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