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Wall Street non piace alle net company

Facebook, Twitter e Zynga i big della Rete che non hanno fretta di collocare i loro titoli. Quotarsi al Nasdaq costa caro, ma la Sec apre un’inchiesta sugli scambi delle start up

10 Gen 2011

Boom di scambi sul “mercato grigio” americano dei titoli hi
tech, dove i big della Rete, Facebook in testa, fanno proseliti
sulle ali di quotazioni stellari. Ma lo sbarco a Wall Street non è
più il sogno delle net company. Sbarcare al Nasdaq oppure al Nyse
(New York stock exchange) costa salato: 5 milioni di dollari
all’anno la somma da accantonare per accedere in Borsa e
sottostare ai vincoli stringenti della Sec, la Consob
americana.

E così i titoli di Facebook, re dei social network, Zynga (social
games online), Twitter (messaggi di massa), eHarmony (incontri di
cuori solitari), Linden Lab (mondo virtuale in stile Second Life)
spopolano su Secondmarket.com e Sharepost.com, le piattaforme dove
si scambiano i titoli delle start up non quotate e più
promettenti. Scambi riservati a pochi privilegiati, dirigenti e
insider delle aziende, detentori di stock option e grandi
investitori, come nel caso di Goldman Sachs che un paio di
settimane fa ha versato circa 500 milioni di dollari nelle casse di
Facebook.

“Un nuovo modo di diventare un’azienda “pubblica”, quindi
accedere ai capitali forniti da un’ampia gamma di investitori
senza dover lanciare una Ipo (Initial public offering)”. Lo
scrive il CorrierEconomia, mettendo in fila i big di Internet,
Facebook in testa, che non hanno fretta di debuttare in Borsa.

Intanto, le quotazioni implicite delle net company scambiate
nell’ombra volano: Facebook è valutata 56,7 miliardi di dollari,
il prezzo d’acquisto per azione sul mercato grigio è di 25
dollari; Zynga vale 4,9 miliardi di dollari, prezzo per azione 16
dollari; Twitter vale 4,92 miliardi, prezzo per azione 22 dollari;
LinkedIn, il social network riservato ai professionisti desiderosi
di cambiare lavoro, vale 2,23 miliardi di dollari, il titolo è
scambiato a 23 dollari; eHarmony vale 570 milioni di dollari,
prezzo d’acquisto 10 dollari; Linden Lab, infine, vale 190
milioni di dollari, scambiato a 2,9 dollari.

Il rischio di una nuova bolla di Internet, dopo quella del 2000
c’è. Anche se, diversamente da allora, i player coinvolti nel
mercato grigio sono le grosse banche, come Goldman Sachs e i suoi
clienti, in grado di valutare i rischi meglio degli
“smanettoni” coinvolti nel crac dei titoli tecnologici di dieci
anni fa.

La Sec, che vigila da vicino sul mercato grigio, ha aperto
un’inchiesta sugli scambi sostenuti che riguardano le start up
non quotate ufficialmente. Alla fine le net company saranno
costrette a quotarsi, proprio perché gli investitori vogliono
incassare le loro quote. Una società privata, infine, quando
supera la soglia dei 500 azionisti, è costretta a quotarsi con
un’Ipo.

L’unica società propensa al debutto in Borsa entro il 2011 è
LinkedIn, mentre Facebook frena, finché può, forte di una
valutazione vicina ai 60 miliardi di dollari, calcolata sulla base
di 100 dollari per ognuno dei 600 milioni di utenti registrati.