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Zuckerberg: “Rivolte arabe, non è colpa di Facebook”

Il fondatore del social network getta acqua sul fuoco e minimizza il ruolo dell’azienda nello scoppio della protesta di piazza in Tunisia ed Egitto

26 Mag 2011

Facebook "non è necessario né sufficiente" per fare la
rivoluzione: lo ha detto all’e-G8 di Parigi il suo fondatore e
padrone, Mark Zuckerberg, minimizzando il ruolo avuto dal social
network nelle rivoluzioni democratiche nei Paesi arabi, a partire
da Tunisia ed Egitto.

"Sarebbe particolarmente arrogante per un’azienda di
tecnologia di rivendicare un ruolo nei movimenti di protesta",
ha detto Zuckerberg, 27 anni, chiudendo i lavori del Forum di
Parigi. Per il giovane guru del web, ciò che ha contribuito ai
rivolgimenti democratici nei Paesi arabi sono le popolazioni che
"si sono prese per mano".

"Forse Facebook ha contribuito e ha fornito degli strumenti,
ma questi avrebbero potuto anche essere altri", ha continuato
Zuckerberg, secondo cui la sua società ha svolto un ruolo
"molto meno importante di quanto dicano i giornali".

Poco prima, il capo di Facebook è stato ricevuto in giacca e
cravatta all’Eliseo dal presidente Nicolas Sarkozy. "E’
stato divertente, è la prima volta che lo incontravo, è stato un
grande onore", ha commentato.