Il Digital Networks Act entra nel semestre irlandese con un nodo politico già evidente. Accelerare la transizione alla fibra, rafforzare la sicurezza delle reti e non frenare gli investimenti privati. È questa la linea indicata dal Ftth Council Europe, che richiama l’attenzione di Dublino su due dossier centrali per il futuro delle telecomunicazioni europee: il Digital Networks Act e il Cybersecurity Act.
La posizione dell’associazione arriva mentre l’Irlanda si prepara ad assumere la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. I prossimi mesi saranno decisivi per definire l’equilibrio tra regolazione, concorrenza, sicurezza e sostenibilità economica degli interventi. In gioco non c’è solo l’assetto normativo del settore. C’è anche la capacità dell’Europa di centrare gli obiettivi del Digital Decade Policy Programme, che puntano su connettività avanzata, resilienza e infrastrutture digitali diffuse.
Indice degli argomenti
Il dossier reti alla prova degli investimenti
Il Ftth Council Europe accoglie con favore l’impianto proposto dalla Commissione europea sul Digital Networks Act. Il punto chiave riguarda il rapporto tra accesso alle infrastrutture, concorrenza e investimenti. Per l’associazione, ogni politica di accesso deve mantenere al centro questi tre elementi, senza introdurre obblighi che possano indebolire la capacità finanziaria degli operatori.
La questione è delicata. Le reti in fibra richiedono capitali elevati, tempi lunghi di ritorno e pianificazione stabile. Una regolazione troppo rigida rischia di ridurre gli incentivi a costruire nuove infrastrutture. Una regolazione troppo debole può invece comprimere la concorrenza e limitare la scelta per utenti e imprese. Il Digital Networks Act si colloca proprio in questo punto di equilibrio.
Il Ftth Council Europe chiede di preservare il processo basato sul Significant Market Power, considerato essenziale per mantenere un mercato competitivo. Le misure di accesso, secondo l’associazione, devono restare calibrate sui contesti nazionali e sulle condizioni specifiche dei singoli mercati. Non tutti i Paesi europei hanno lo stesso livello di copertura, lo stesso grado di concorrenza infrastrutturale o la stessa velocità di migrazione dal rame alla fibra.
Questa impostazione punta a evitare un modello unico per l’intero mercato europeo. La fibra corre a velocità diverse nei vari Stati membri. Anche la dismissione delle reti legacy procede con tempi disomogenei. Per questo, il quadro regolatorio dovrà essere abbastanza armonizzato da dare certezza, ma anche abbastanza flessibile da non penalizzare chi ha già accelerato.
Switch-off del rame, la leva per la competitività
Il passaggio più rilevante riguarda lo switch-off del rame. Il Ftth Council Europe sostiene la proposta della Commissione e la considera una leva per investimenti e competitività. La dismissione ordinata delle reti in rame può liberare risorse, ridurre duplicazioni operative e spingere la domanda verso infrastrutture più performanti.
Il rame resta però un tema politicamente sensibile. La sua uscita dal mercato deve proteggere continuità del servizio, inclusione territoriale e accessibilità per famiglie e imprese. Ma, secondo l’associazione, non può diventare un freno alla modernizzazione. La coesistenza prolungata di reti vecchie e nuove aumenta i costi e rallenta la piena valorizzazione della fibra.
Per questo il Ftth Council Europe propone modifiche mirate. La prima riguarda gli Stati membri più ambiziosi. Se un Paese ha già avviato lo switch-off e prevede di completarlo prima del 2032, dovrebbe poter uscire dal perimetro di alcune disposizioni. L’obiettivo è creare un incentivo ad accelerare, non un vincolo che uniformi al ribasso.
Per gli Stati coperti dalle nuove regole, l’associazione propone invece di anticipare le varie fasi del percorso. Chiede inoltre di considerare solo gli immobili effettivamente serviti da servizi in rame. È un passaggio tecnico, ma importante. Misurare il processo su un universo troppo ampio potrebbe rallentare la dismissione e introdurre obblighi non coerenti con la realtà delle reti.
Un altro punto riguarda la definizione di premises activated, cioè gli immobili attivati. La chiarezza terminologica conta molto in un settore regolato. Da una definizione dipendono obblighi, scadenze, verifiche e possibili contenziosi. Il Ftth Council Europe punta quindi a rendere più precisa la base tecnica su cui costruire le decisioni.
Sicurezza e resilienza, il nodo delle risorse
Il secondo asse del confronto riguarda sicurezza e resilienza. Il Ftth Council Europe sostiene il rafforzamento della protezione delle reti europee. Al tempo stesso, avverte che nuovi obblighi non possono essere scaricati solo sugli operatori, già impegnati in investimenti consistenti per raggiungere i target del Decennio digitale.
La posizione è netta. Le misure di sicurezza devono essere accompagnate da risorse nazionali ed europee, anche nel prossimo Quadro finanziario pluriennale. Senza meccanismi di supporto, il rischio è creare una tensione tra due obiettivi pubblici: costruire reti full-fibre e rafforzare la sicurezza delle infrastrutture critiche.
Questa tensione attraversa tutto il dibattito europeo. La resilienza delle reti è diventata una priorità strategica. Ma l’aumento degli standard comporta costi, adeguamenti tecnici e possibili sostituzioni di apparati. Se questi costi non vengono valutati in modo puntuale, possono incidere sui piani industriali e rallentare la copertura.
Il Ftth Council Europe chiede quindi che le disposizioni su sicurezza e resilienza siano finanziate in modo adeguato. Il messaggio alla futura presidenza irlandese è chiaro: la sicurezza non deve diventare un ostacolo agli investimenti in fibra. Deve invece essere integrata in un quadro di politica industriale coerente.
Cybersecurity Act, serve una valutazione dei costi
Sul Cybersecurity Act, l’associazione adotta una linea di sostegno prudente. Rafforzare la sicurezza delle reti telecom europee è necessario. Ma ogni intervento deve poggiare su evidenze, proporzionalità e valutazione dei costi.
Il Ftth Council Europe chiede una piena analisi della scala dell’intervento, dell’impatto operativo e degli oneri economici prima delle decisioni finali. Le reti fisse non sono tutte uguali. E soprattutto non tutti gli elementi di una rete presentano lo stesso livello di rischio.
La distinzione è centrale. Nelle reti in fibra, gli apparati passivi hanno un rischio minimo, secondo l’associazione. Gli apparati attivi che gestiscono funzioni centrali di network management presentano invece un rischio potenziale più alto. Trattarli allo stesso modo produrrebbe obblighi sproporzionati.
Anche i cicli di vita sono molto diversi. Le componenti passive possono durare circa 20 anni e rappresentare fino all’80% del costo di costruzione della rete. Altri apparati hanno invece un ciclo di vita tra cinque e dieci anni. Immaginare sostituzioni generalizzate senza distinguere tra queste categorie avrebbe un impatto industriale molto pesante.
Per questo il Ftth Council Europe sollecita chiarezza. Gli operatori devono sapere quali apparati sono inclusi, con quali tempi e con quali strumenti di finanziamento. Qualsiasi obbligo di rip and replace deve essere accompagnato da meccanismi adeguati di copertura dei costi.
Il rischio di distorsioni competitive
Il tema finanziario non riguarda solo i bilanci degli operatori. Riguarda anche la concorrenza. Obblighi costosi e non proporzionati possono pesare in modo diverso sui vari soggetti del mercato. Gli operatori più grandi dispongono di maggiore capacità finanziaria. Quelli più piccoli o focalizzati su specifiche aree territoriali potrebbero subire un impatto più forte.
Il Ftth Council Europe teme proprio questo effetto. La sicurezza deve rafforzare il mercato, non distorcerlo. Se i costi di adeguamento non sono bilanciati, il rischio è ridurre la pressione competitiva, frenare nuovi investimenti e indebolire gli operatori che hanno contribuito alla diffusione della fibra.
La questione è particolarmente rilevante per i modelli wholesale only, richiamati anche nelle proposte di modifica al Digital Networks Act. Le reti all’ingrosso hanno avuto un ruolo importante nello sviluppo dell’infrastruttura in diversi Paesi europei. Una regolazione mal calibrata può incidere sulla loro sostenibilità e sulla capacità di servire il mercato retail attraverso operatori terzi.
L’associazione chiede quindi di affinare le disposizioni dell’articolo 84, che riguarda proprio questo ambito. L’obiettivo è evitare che regole pensate per garantire apertura e sicurezza producano effetti contrari, riducendo gli incentivi alla costruzione e alla condivisione delle reti.
La presidenza irlandese davanti a un equilibrio complesso
La presidenza irlandese del Consiglio Ue eredita un’agenda complessa. Da un lato, l’Europa vuole accelerare sugli obiettivi digitali. Dall’altro, deve definire un quadro di sicurezza più robusto in un contesto geopolitico e tecnologico più esigente. Nel mezzo ci sono gli operatori, chiamati a investire, aggiornare le reti e rispettare nuovi obblighi.
Il Digital Networks Act può diventare uno strumento di accelerazione se offrirà certezza regolatoria, tempi chiari e incentivi coerenti. Può però trasformarsi in un fattore di rallentamento se aggiungerà complessità senza tenere conto delle differenze tra mercati e tecnologie.
La stessa logica vale per il Cybersecurity Act. La resilienza delle infrastrutture digitali è ormai parte della sicurezza economica europea. Ma la sua attuazione deve distinguere tra rischi reali, categorie di apparati e costi di sostituzione. Solo così sarà possibile evitare misure eccessive su componenti a basso rischio e concentrare gli sforzi dove servono davvero.
Il Ftth Council Europe si dice pronto a collaborare con Commissione europea e istituzioni competenti. L’obiettivo dichiarato è identificare modalità pratiche di attuazione del Cybersecurity Act e strumenti per compensare i costi necessari. Questa disponibilità segnala una linea pragmatica. Non un rifiuto della regolazione, ma una richiesta di coerenza tra obiettivi pubblici e sostenibilità industriale.







Partecipa alla community