Tech7 prova a portare il G7 digitale fuori dalla stagione delle dichiarazioni di principio. Alla vigilia della riunione dei ministri digitali a Parigi, le principali associazioni tecnologiche dei Paesi del G7 e dell’Unione europea mettono sul tavolo una richiesta netta. Servono regole più compatibili, infrastrutture resilienti e una cooperazione pubblico-privato più stabile.
La dichiarazione congiunta adottata sotto presidenza francese punta a rafforzare crescita, competitività e innovazione. Ma il messaggio politico è più ampio. Nell’economia digitale globale, la frammentazione normativa non è più solo un costo amministrativo. Diventa un limite industriale, una vulnerabilità di sicurezza e un ostacolo alla scala.
Il forum riunisce TechNation per il Canada, Numeum e Afnum per la Francia, Bitkom per la Germania, Anitec-Assinform per l’Italia, Jeita per il Giappone, techUk per il Regno Unito, Iti per gli Stati Uniti e DigitalEurope per l’Unione europea. La piattaforma comune arriva in una fase nella quale AI, cloud, cybersicurezza, dati e tecnologie quantistiche sono ormai fattori di potere economico.
Indice degli argomenti
Dalla cooperazione alla messa a terra
Il punto di partenza della dichiarazione è chiaro. Le tecnologie digitali sono diventate centrali per sicurezza economica, influenza geopolitica e competitività di lungo periodo. Nessuna economia può affrontare da sola rischi e opportunità di un ecosistema globale e interconnesso.
Per questo Tech7 chiede al G7 di passare dall’allineamento politico all’attuazione. Il riferimento è anche al lavoro della presidenza canadese del 2025. La dichiarazione cita la roadmap per l’adozione dell’AI, la GovAI Grand Challenge, la visione comune di Kananaskis sulle tecnologie quantistiche e il principio del Data Free Flow with Trust.
Il tema non è aggiungere nuovi tavoli. Il tema è trasformare gli impegni già assunti in piani finanziati, misurabili e con tempi definiti. È qui che la posizione dell’industria diventa più esplicita. La resilienza digitale non va trattata come spesa discrezionale, ma come investimento infrastrutturale.
Questa impostazione riguarda cybersecurity, capacità di calcolo per l’AI, migrazione alla crittografia post-quantistica e competenze. Per le imprese digitali, il G7 deve agire come spazio di interoperabilità. Non basta condividere valori, se poi ogni mercato introduce obblighi, certificazioni e procedure incompatibili.
Catene del valore più sicure, ma senza chiusure
La prima area di intervento riguarda fiducia, collaborazione internazionale e resilienza. Secondo Tech7, l’innovazione tecnologica dipende da catene del valore globali e complesse. Nessun Paese può controllare tutte le capacità necessarie.
La risposta proposta non è il protezionismo digitale. È una cooperazione più stretta tra partner affidabili, basata su criteri oggettivi e proporzionati al rischio. La fiducia, sottolinea la dichiarazione, non può essere ridotta a un solo fattore. Deve includere governance, trasparenza, gestione del rischio, standard tecnici e rispetto delle norme applicabili.
Questa posizione intercetta una tensione crescente nelle politiche industriali. Da un lato i governi vogliono proteggere infrastrutture critiche, dati sensibili e tecnologie dual use. Dall’altro, un eccesso di restrizioni rischia di indebolire le stesse economie che vuole difendere.
Per Tech7, la strada è un equilibrio tra mercati aperti e sicurezza. Le tecnologie critiche dovrebbero circolare più facilmente negli ecosistemi allineati al G7. Allo stesso tempo, le catene di fornitura devono diventare più diversificate e resistenti a minacce geopolitiche e ibride.
Cybersecurity, la resilienza diventa di sistema
La cybersecurity è uno degli assi portanti della dichiarazione. Le minacce non colpiscono più solo singole organizzazioni. Puntano a supply chain, reti, dispositivi, software e servizi interconnessi.
Il documento richiama settori come energia, sanità, finanza, trasporti e pubblica amministrazione. Sono ambiti nei quali la dipendenza digitale cresce rapidamente. Per questo la resilienza deve essere costruita lungo l’intero ecosistema, non solo nei perimetri aziendali.
Tech7 chiede principi comuni G7 per integrare il modello secure by design negli appalti pubblici di infrastrutture digitali. L’obiettivo è includere l’intero ciclo di vita dei sistemi. Questo significa identificare, aggiornare o ritirare tecnologie obsolete, con un approccio basato sul rischio.
Un altro passaggio centrale riguarda la condivisione delle informazioni. La proposta è lanciare una G7 Cyber Resilience Initiative. Dovrebbe combinare scambio bidirezionale di intelligence sulle minacce e risposta coordinata agli incidenti. La dichiarazione suggerisce di partire da piattaforme esistenti, come Enisa, estendendo però il coordinamento al livello G7.
Il tema riguarda anche la cifratura. Tech7 chiede di riaffermare la crittografia end-to-end come pilastro della fiducia digitale. È una posizione rilevante, mentre in diversi ordinamenti torna ciclicamente il dibattito sull’accesso legale alle comunicazioni cifrate.
Dati transfrontalieri, il nodo della fiducia
La seconda grande partita è quella dei flussi di dati. Per Tech7, i dati transfrontalieri sono essenziali per commercio digitale, sviluppo dell’AI, ricerca e collaborazione industriale. Ma il principio del Data Free Flow with Trust deve diventare più operativo.
Il problema è la frammentazione. Requisiti di localizzazione, regimi privacy divergenti e quadri di governance incoerenti frenano innovazione e scala. L’impatto è particolarmente forte nei casi di frode, che sono sempre più transfrontalieri, multipiattaforma e abilitati dall’AI.
La dichiarazione propone standard interoperabili, spazi dati transfrontalieri, data trust e tecnologie per la protezione della privacy. L’idea è consentire condivisione sicura e responsabile, senza indebolire tutela dei dati e sicurezza.
Qui emerge un punto strategico per telco, piattaforme e servizi finanziari. La prevenzione delle frodi richiede scambi informativi tempestivi tra settori diversi. Ma questi scambi hanno bisogno di basi giuridiche chiare, standard condivisi e minore incertezza regolatoria.
Tech7 lega il tema anche al commercio digitale. La dichiarazione sollecita progressi sull’accordo Wto sul commercio elettronico e una più ampia partecipazione agli strumenti transitori collegati. Per l’industria, la governance dei dati resta quindi il terreno decisivo tra sovranità, mercato e sicurezza.
AI, il problema non è solo regolare
Sull’intelligenza artificiale, Tech7 riconosce il valore del processo di Hiroshima. Quel percorso ha dato una base internazionale alla governance dell’AI, con principi su trasparenza, responsabilità e mitigazione dei bias. Tuttavia, secondo le associazioni, la governance non basta senza adozione su larga scala.
Il divario indicato è tra potenziale e uso reale nei settori strategici. Manifattura, energia, trasporti, agricoltura, sanità e servizi pubblici potrebbero beneficiare dell’AI. Ma restano ostacoli strutturali. Mancano competenze, dati di qualità, accesso al calcolo e regole compatibili tra giurisdizioni.
La dichiarazione accoglie la G7 AI Adoption Roadmap del 2025 e il blueprint per le Pmi. Ma chiede tempi concreti, roadmap nazionali settoriali e coinvolgimento dell’industria. Per Tech7, i governi devono diventare anche primi adottanti dell’AI, soprattutto nei servizi pubblici e nella gestione delle infrastrutture.
La partita industriale riguarda pure cloud, edge computing, data center e infrastrutture pubbliche digitali. Senza capacità computazionale e reti affidabili, l’AI resta confinata alle imprese con più risorse. Per questo Tech7 chiede incentivi, voucher, accesso condiviso al calcolo e appalti pubblici capaci di creare domanda.
Il punto regolatorio è altrettanto netto. L’AI non può scalare se regole su dati, responsabilità, trasparenza e valutazione di conformità restano divergenti. La compatibilità tra quadri G7 diventa così una questione di competitività.
Quantum e crittografia post-quantistica
Le tecnologie quantistiche occupano un capitolo specifico. Tech7 le descrive come un ambito ormai in transizione dalla ricerca alla commercializzazione. Le applicazioni potenziali riguardano finanza, logistica, modellazione climatica e ricerca.
La dimensione di sicurezza è però altrettanto rilevante. Il quantum computing potrà rendere obsoleta parte della crittografia a chiave pubblica oggi utilizzata. Questo crea il rischio del cosiddetto “store now, decrypt later”. Dati sensibili possono essere raccolti oggi e decifrati in futuro.
Per questo la dichiarazione chiede di accelerare la migrazione verso la crittografia post-quantistica. Il percorso dovrebbe essere coordinato tra Paesi G7, con tempistiche basate sul rischio e allineate agli standard Nist ed Etsi.
La raccomandazione riguarda governi, operatori di infrastrutture critiche e Pmi. Queste ultime rischiano di avere meno capacità tecniche e finanziarie per pianificare la transizione. Tool, linee guida e supporto operativo diventano quindi parte della politica industriale.
Tech7 chiede anche investimenti in testbed, progetti pilota e partenariati pubblico-privato. L’obiettivo è collegare ricerca e mercato, evitando che gli ecosistemi quantistici restino frammentati. Anche qui ritorna la logica di fondo: standard comuni e interoperabilità prima che il mercato si chiuda in silos.
Infrastrutture digitali tra 5G, 6G e satelliti
Un altro capitolo riguarda supply chain e infrastrutture digitali. Semiconduttori, sistemi AI, cloud, crittografia e connettività sono tecnologie economiche e strategiche insieme. La loro natura dual use rende inevitabile un coordinamento più stretto sugli export control.
Tech7 chiede al G7 di allineare sviluppo e gestione dei controlli sulle tecnologie dual use. L’obiettivo è impedire accessi ostili, senza bloccare aggiornamenti e innovazioni tra fornitori affidabili. È un passaggio delicato, perché tocca cloud, modelli AI, software-defined systems e tecnologie crittografiche.
La dichiarazione dedica spazio anche a satelliti e reti ibride. Le infrastrutture spaziali diventano essenziali per connettività, monitoraggio climatico, emergenze e resilienza. Non sostituiscono le reti terrestri, ma le completano.
La convergenza tra 5G, 6G, reti non terrestri, open Ran e sistemi satellitari richiede standard armonizzati e gestione coordinata dello spettro. Anche le dorsali in fibra e i cavi restano cruciali. Senza infrastrutture affidabili, cloud, AI e servizi critici non possono funzionare su scala.
La proposta include anche la difesa. Tech7 chiede appalti capaci di integrare tecnologie commerciali, come AI, cloud sicuro, connettività avanzata e crittografia. L’obiettivo è aumentare interoperabilità e velocità di dispiegamento nelle capacità alleate.
Sanità digitale, dati e sicurezza
La sanità è indicata come uno dei settori dove la trasformazione digitale può produrre più valore. AI, dati sanitari interoperabili e infrastrutture digitali possono migliorare diagnosi, ricerca, personalizzazione delle cure e resilienza dei sistemi.
Ma l’adozione resta disomogenea. La dichiarazione rileva che solo circa il 60% dei Paesi dispone di una strategia nazionale di sanità digitale. Inoltre, fino al 97% dei dati sanitari resta sottoutilizzato per decisioni cliniche e di sistema.
Per sbloccare questo valore servono standard aperti e interoperabili. Tech7 richiama HL7 Fhir e International Patient Summary, già indicati dai ministri della Salute del G7. Ora la priorità è l’attuazione.
La cybersecurity sanitaria è un altro punto critico. Nel 2023, gli Stati membri dell’Unione europea hanno segnalato 309 incidenti cyber rilevanti contro ospedali e cliniche. Il documento indica il piano europeo per la cybersecurity sanitaria come possibile modello per un approccio G7 più coordinato.
La raccomandazione include sistemi di allerta precoce, risposta rapida agli incidenti e principi secure by design per dispositivi medici e sistemi ospedalieri. In sanità, la fiducia digitale non è una variabile accessoria. È condizione per usare dati e AI in modo responsabile.
Competenze e Pmi, il test della competitività
La dichiarazione si chiude sul capitale umano e sulle Pmi. Le competenze digitali e di AI si diffondono in modo diseguale. Il problema non riguarda solo la formazione iniziale. Riguarda il reskilling continuo, mentre mansioni e processi cambiano.
Tech7 chiede partenariati tra governi, imprese, università e formazione. Le priorità sono lavoratori a metà carriera, Pmi e settore pubblico. Anche i funzionari pubblici devono acquisire competenze per acquistare, gestire e controllare sistemi AI.
Le Pmi sono al centro anche per un’altra ragione. Sono essenziali per la resilienza economica, ma subiscono più delle grandi imprese la complessità regolatoria. Registrazione, adempimenti fiscali, norme doganali, tutela dei consumatori e compliance transfrontaliera possono diventare barriere all’ingresso.
Per questo Tech7 propone un G7 Digital Business Passport, basato sul riconoscimento reciproco della conformità. Chiede anche regole proporzionate su piattaforme digitali e AI, con valutazioni d’impatto dedicate a microimprese e lavoratori autonomi.
Il messaggio è politico e industriale. Una strategia digitale del G7 non può limitarsi ai grandi campioni tecnologici. Deve consentire anche alle imprese più piccole di accedere a connettività, cloud, strumenti AI e mercati transfrontalieri.
Butti: “AI tema di democrazia e autonomia strategica”
“L’incontro odierno dimostra chiaramente che l’IA non è più solo una questione tecnologica: riguarda anche la sicurezza, la resilienza economica, la democrazia e l’autonomia strategica – ha spiegato il Sottosegretario all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti davanti alla stampa internazionale – Durante i negoziati, l’Italia si è adoperata per trovare un equilibrio tra innovazione e fiducia. Abbiamo sostenuto un approccio incentrato sull’uomo e basato sul rischio, in linea con l’AI Act europeo. L’IA dovrebbe supportare le decisioni umane, non sostituirsi alla responsabilità umana. L’Italia ha inoltre contribuito a rafforzare il Processo di Hiroshima sull’IA per migliorare la cooperazione e il coordinamento tra gli attori pubblici e privati in materia di valutazione e mitigazione dei rischi legati all’IA”.
“Abbiamo sollecitato un’azione più incisiva contro i deepfake e i contenuti sintetici, che minacciano la fiducia, favoriscono le frodi e comportano gravi rischi, soprattutto per i minori. L’Italia ha inoltre sostenuto il Meta-detector del G7 come esempio concreto di cooperazione internazionale sulla sicurezza dell’IA. L’Italia sostiene l’innovazione aperta nell’IA, in particolare per le startup e le PMI – ha conluso – Riteniamo che l’apertura, la trasparenza e una governance chiara possano accelerarne l’adozione e ridurne la dipendenza. Più in generale, la prossima sfida globale consiste nell’allineare energia, capacità di calcolo, sicurezza informatica, competenze e infrastrutture in una visione industriale coerente”.






