lo scenario

Troppe regole, troppi operatori, troppi oneri: così le telco europee pagano il gap con le Big Tech



Indirizzo copiato

Lo rileva lo studio “A Simplification Agenda for European Telecoms” di Arthur D. Little con ConnectEurope, che indica nella debolezza strutturale del settore un freno alla crescita, alla resilienza delle reti e all’autonomia strategica nel digitale

Pubblicato il 16 mar 2026



EUE28099s-satellite-based-connectivity-system.jpg

Il Digital Networks Act entra nella fase decisiva del confronto politico europeo e diventa il baricentro di un dibattito che, a Bruxelles, prova a sciogliere una contraddizione che segna da anni il mercato delle telecomunicazioni: performance di rete avanzate, prezzi in calo e investimenti elevati convivono con un quadro normativo rimasto stratificato, complesso e poco armonizzato. Al Parlamento europeo, durante l’evento “Building European Digital Sovereignty. Digital Networks Act: Investment, Security and Resilience”, le istituzioni e i principali attori del settore analizzano le leve necessarie per rafforzare la competitività dell’Europa e costruire una sovranità digitale fondata su infrastrutture moderne e governance efficiente, in vista del voto alla proposta DNA.

Elisabetta Cafforio, Partner di Arthur D. Little Italia, presenta lo studio “A Simplification Agenda for European Telecoms”, elaborato con ConnectEurope. Il documento, che fotografa un decennio di evoluzione del settore, mette in luce la distanza crescente tra le Telco europee e le grandi piattaforme digitali globali, evidenziando squilibri strutturali e urgenze regolatorie.

La crescita delle reti e il paradosso del mercato

L’Europa può contare su una copertura mobile al 95,7%, su connessioni sempre più performanti e su prezzi reali in calo, nonostante l’inflazione generale sia cresciuta di oltre il 30%. Questo progresso, che oggi si arricchisce del Digital Networks Act, si innesta in un sistema che continua a risentire di una regolamentazione frammentata, con oltre trenta obblighi normativi derivanti da quasi trenta atti europei diversi.

Secondo lo studio presentato a Bruxelles, gli operatori hanno garantito agli utenti un valore crescente, ma lo hanno fatto in condizioni economiche meno favorevoli rispetto ai concorrenti globali. Tra il 2014 e il 2023, i ricavi delle Telco europee sono aumentati appena dell’1% l’anno, mentre le principali piattaforme digitali hanno viaggiato fino al 20%. Ancora più rilevante il divario sulla capitalizzazione: le Telco hanno perso l’1,8% annuo, contro crescite medie del 36% dei big tech.

Questi squilibri generano un paradosso evidente: mentre gli operatori europei sostengono investimenti pari al 15-20% dei ricavi per sviluppare fibra, 5G e servizi avanzati, oltre il 60% del traffico Internet è controllato da sette piattaforme globali. La competizione si sbilancia, la marginalità cala e il ritorno sugli investimenti diventa sempre più difficile da sostenere.

La complessità regolatoria come ostacolo strategico

Il rapporto Arthur D. Little identifica nella complessità normativa una delle principali cause dello squilibrio competitivo. Le sovrapposizioni tra norme generaliste e regolazioni settoriali creano oneri ridondanti, generano inefficienze e riducono la trasparenza anche per i consumatori. In aggiunta, la frammentazione del mercato – 34 gruppi di operatori mobili e circa 500 virtuali – impedisce di raggiungere quella scala che in altre economie, dagli Stati Uniti alla Cina, rappresenta un vantaggio competitivo determinante.

La sfida riguarda anche la possibilità di sviluppare veri servizi transfrontalieri, condizione essenziale per un mercato unico digitale capace di generare, secondo la Commissione europea, fino a 177 miliardi di euro annui.

Di fronte a questa situazione, Cafforio sottolinea: “Dopo decenni di regole stratificate e specifiche di settore per gli operatori di telecomunicazioni, è arrivato il momento di un quadro europeo più semplice, basato sui servizi e maggiormente armonizzato tra gli Stati membri”.

La cornice politica del Digital Networks Act: sovranità digitale e investimenti

L’evento è ospitato da Nicola Zingaretti, Capo della Delegazione italiana del gruppo S&D, e si inserisce nel percorso che porterà al voto sulla proposta di Digital Networks Act. Nel suo impianto politico, il Dna punta a creare un modello di governance più moderno, capace di sostenere investimenti, sicurezza e resilienza delle reti.

Verso una nuova agenda europea delle telecomunicazioni

Il Digital Networks Act, nelle intenzioni della Commissione e del Parlamento, non rappresenta solo un intervento di razionalizzazione normativa, ma un tassello fondamentale di una strategia più ampia: rafforzare la sovranità digitale europea in un ecosistema dominato da pochi attori globali.

La discussione avviata a Bruxelles mostra un consenso crescente sulla necessità di ripensare ruoli, regole e responsabilità lungo tutta la catena del valore digitale. La concorrenza resta un pilastro, ma il nuovo quadro dovrà favorire investimenti sostenibili, ridurre la frammentazione, semplificare gli obblighi e consentire agli operatori di competere realmente su scala globale.

La spinta verso un’Europa più coesa e capace di costruire infrastrutture resilienti passa inevitabilmente dalla revisione del modello regolatorio. Il Digital Networks Act potrebbe segnare l’inizio di questa trasformazione, ponendo le basi per un mercato finalmente integrato e orientato alla crescita. Bruxelles ha aperto il dibattito: ora spetta alle istituzioni tradurlo in una cornice capace di accompagnare il continente nell’era delle reti intelligenti e della competitività globale.

guest

1 Commento
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti
Oscar Vanoni
Oscar Vanoni
35 secondi fa
  • Le telco sono rimaste operatori di rete, mentre le big tech sono diventate ecosistemi digitali. Il divario con le big tech nasce soprattutto da modelli di business completamente diversi, non dalla regolazione. Le telco devono finanziare reti fisiche (fibra, 5G, torri) mentre le big tech scalano globalmente con software e piattaforme.–>Questo crea margini molto diversi anche senza regolazione. Digital Markets Act e Digital Services Act regolano le BigTech almeno in Europa. L’ ARPU delle telco è stagnante da anni, mentre le big tech invece monetizzano tramite, pubblicità, cloud, marketplace, ecosistemi digitali.

Articoli correlati

1
0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x