IL REPORT MEDIOBANCA

Paytech, in Italia giro d’affari da 240 milioni. Ritorno alla ripresa dopo l’annus horribilis del Covid

A livello mondiale dominano i colossi statunitensi. In Europa pole position per la francese Worldline seguita dalle divisioni continentali di MasterCard e Visa. Al quarto posto Nexi che porta il nostro Paese fra le star internazionali

17 Dic 2021

Domenico Aliperto

Immagine2

Dopo una lieve flessione registrata nel corso del 2020, l’industria dei pagamenti innovativi torna a crescere a livello globale, con le Paytech americane che guidano un mercato che offre molte opportunità anche alle società tricolore. A dirlo è l’Area Studi Mediobanca, che ha presentato la prima edizione del report sulle PayTech mondiali e italiane. Lo studio analizza i bilanci del triennio 2018-2020 e dei primi nove mesi del 2021 delle 25 PayTech internazionali con ricavi superiori al miliardo di euro, di cui 15 hanno sede negli Usa, due in Brasile e le rimanenti otto in Europa. La ricerca contiene inoltre un approfondimento sul mercato italiano: Imel – Istituti di moneta elettronica, Ip – Istituti di pagamento e PayTech suddivise tra start-up e Pmi innovative.

La situazione internazionale

Nel 2020 il giro d’affari complessivo delle 25 PayTech internazionali con ricavi superiori al miliardo di euro ammontava a 140 miliardi di euro. In generale, la pandemia ha influito negativamente sui bilanci di queste società che però hanno mostrato una buona resilienza, riuscendo a contenere il calo del fatturato aggregato (-2% sul 2019). “Tra la rivoluzione dell’Open Banking, contesti macroeconomici in continua trasformazione e un’economia sempre più digitale”, si legge in una nota, “lo scenario globale dell’industria dei pagamenti ha cambiato radicalmente volto e ora vede i colossi bancari competere con nuove piattaforme tecnologiche, banche challenger e BigTech. Le transazioni cashless hanno toccato i massimi storici nel 2020, raggiungendo, a volume, quota 785 miliardi di euro (rispetto ai 389 miliardi nel 2014). La loro crescita è però passata dal +16,5% del 2018/19 al +7,8% del 2019/20, risentendo degli effetti della pandemia”.

WHITEPAPER
Pagamenti digitali: la sfida si contende sul campo dell’Intelligenza Artificiale
Pagamenti Digitali
Digital Payment

I primi cinque player a livello mondiale sono tutti statunitensi e sviluppano il 59,2% del fatturato aggregato. Dominio che si allarga fino all’88% del totale se si considera la somma dei ricavi delle 15 società con sede negli Usa. Seguono i Gruppi europei e brasiliani che determinano, rispettivamente, il 10% e il 2%. Per quanto riguarda la composizione del giro d’affari, il 57% è sviluppato dal comparto “scheme cards & global payments” (in calo del – 4,5% sul 2019 a fronte delle minori transazioni cross border), il 36% dalle imprese attive nell’acquiring e nel processing (+2,3% sul 2019) e il 7% dalle società specializzate nel “fleet management, welfare & remittance” che risentono delle minori rimesse internazionali e delle limitazioni alle trasferte lavorative (-8,8% sul 2019).

Passando agli altri principali indici di conto economico, l’incidenza del Mon sui ricavi si attesta al 26,2% (-4,6 % sul 2019), il rendimento del capitale investito è pari al 10% (-3 punti percentuali) mentre il Roe segna il 14,5% (-4%.). Le PayTech statunitensi primeggiano anche per redditività: il loro Ebit margin si attesta al 28% (rispetto al 16,3% dell’europee), grazie anche al fatto che negli Usa risiedono tutte le più profittevoli società del comparto “scheme cards & global payments” (Ebit margin aggregato del 43,8%).

In Europa, la francese Worldline (4,8 miliardi di euro su base pro-forma) che ha acquisito nel 2020 la connazionale Ingenico, occupa il primo posto per ricavi, seguita dalle divisioni europee di MasterCard (4,4 miliardi) e Visa (3,1 miliardi), con l’italiana Nexi, protagonista nel luglio 2021 dell’acquisizione della danese Nets e in attesa di concludere l’integrazione di Sia, in quarta posizione (2,9 miliardi pro-forma).

Segnali positivi dai primi nove mesi del 2021, che hanno riportato, come detto, le PayTech sulla via della crescita. I ricavi si attestano a quota 110,6 miliardi di euro (+14,4% sui primi nove mesi 2020, di cui +14,5% le statunitensi e +11,6% le europee), mentre il risultato operativo è migliorato del 17%, con i gruppi europei in accelerazione (+24,1%).

Il mercato italiano

Il 2020 ha segnato la contrazione del mercato dei pagamenti in Italia, pari a 245,8 miliardi di euro (- 8,8% rispetto ai 269,6 miliardi del 2019). Tra i comparti spicca il traditional retail, che rappresenta il 73% del totale con 180,5 miliardi ma che dal 2018 è in contrazione con un tasso medio annuo del -6,7%. In controtendenza i digital payments che invece sono cresciuti con un tasso medio del +7,1% nel 2018-2020, sfiorando così il valore complessivo di 40 miliardi di euro nel 2020, di cui 35,5 miliardi relativi a strumenti prepagati (moneta elettronica). In totale, a fine 2020 lo stock di moneta elettronica in circolazione in Italia era pari a 11,4 miliardi (+28,1% sul 2019).

Se il settore dei pagamenti digitali cresce, rimane, d’altro canto, ancora elevata la quota del contante sul transato in Italia (nel 2019 pari al 58% a valore e 83% a volume), superiore alla media europea (rispettivamente 48% e 73%). Il tutto nonostante il falso mito di una maggiore onerosità dei pagamenti elettronici rispetto ai contanti, che invece celano costi latenti, legati alla produzione, trasporto e gestione, che la Banca d’Italia quantifica in 7,4 miliardi annui (lo 0,45% del Pil) e che incidono sulla redditività aziendale e sulla competitività del nostro Paese. Degli 11,4 miliardi totali di moneta elettronica in circolazione, 7,3 miliardi (il 64,4%) sono attribuibili agli Imel (istituti di moneta elettronica) in crescita di oltre il 40% nell’ultimo anno, mentre i rimanenti 4,1 miliardi sono di competenza degli istituti di credito e segnano una crescita inferiore (+8,6%). Nel 2020 i ricavi complessivi degli Imel sono aumentati del +5,8% (a quota 1,7 miliardi), mentre il loro risultato operativo è cresciuto del +4,6% e il risultato netto del +1,1%. A favorire questi risultati è stata la maggior richiesta di moneta elettronica dovuta allo sviluppo dell’e-commerce. Il repentino crollo degli acquisti fisici in negozio durante la prima parte del 2020 e il minor utilizzo delle carte di credito hanno invece appesantito i conti degli istituti di pagamento: i loro ricavi sono scesi del -1,2% (518,1 milioni), con i segni negativi che si sono ampliati a livello di risultato operativo (-13,4%) e di risultato netto (-7,9%).

La mappa delle Paytech italiane

L’indagine analizza inoltre le PayTech italiane (tra start-up, Pmi innovative e altre società significative), ubicate nel 56% dei casi nel Nord Ovest, specialmente a Milano dove hanno sede 21 aziende. Nel 2020 il giro d’affari complessivo è stato pari a 240 milioni (+25,7% sul 2019), a cui è corrisposto un peggioramento del risultato operativo (-19,8%). Già negativo nel 2019, l’Ebit margin aggregato è migliorato di quasi un punto percentuale attestandosi al -18,5% nel 2020. Il panel è stato ulteriormente suddiviso in otto sottoinsiemi: sebbene con un peso specifico ancora limitato, i comparti delle criptovalute e degli acquisti online sono risultati i più dinamici con ricavi in forte progressione (rispettivamente, +238,4% e +748,9%), ma con una redditività ancora abbondantemente negativa. Nel 2020 chiudono in territorio positivo solo le soluzioni di pagamento (risultato netto pari al 14,2% dei ricavi) e i Pos innovativi (3,1%).

@RIPRODUZIONE RISERVATA