Arienti (Sap): "La digital transformation? È a misura di Pmi" - CorCom

STRATEGIE

Arienti (Sap): “La digital transformation? È a misura di Pmi”

Al SAP Forum 2017 di Milano Velp Scientifica e Lamborghini hanno condiviso il proprio approccio all’innovazione e alle soluzioni IoT. Per mantenere e accrescere la leadership nel proprio mercato (ma non solo) bisogna saper ascoltare i clienti. E per far questo è indispensabile la business intelligence

17 Ott 2017

Domenico Aliperto

Per molti piccoli imprenditori l’espressione digital transformation suona spesso tanto evocativa quanto vaga. Cosa vuol dire esattamente investire in nuove tecnologie per supportare l’evoluzione dell’offerta e dell’organizzazione? Semplificando al massimo, significa ottimizzare la supply chain e migliorare il rapporto con i clienti per aumentarne soddisfazione e – di conseguenza – fedeltà. Ciò si può fare analizzando i dati, per catturare, trasmettere ed elaborare i quali occorrono sensori, connettività e piattaforme di business intelligence. Basta così? Naturalmente no: tutto l’hardware e il software del mondo sono inutili se non si posseggono consapevolezza della propria missione sul mercato e strategie adeguate per indirizzarla. Ma ancora non basta: le più avanzate soluzioni tecnologiche sono inutili se la mentalità è quella di chi si accontenta di aver raggiunto un certo vantaggio competitivo nei confronti dei concorrenti o, peggio, di chi punta alla mera sopravvivenza.

Il messaggio è arrivato forte e chiaro dal SAP Forum 2017, di scena oggi a Milano, durante il quale l’Amministratore Delegato per l’Italia Luisa Arienti, aprendo la conferenza dedicata alla stampa specializzata, ha presentato due casi emblematici in questo senso: Lamborghini Automobili e Velp Scientifica, entrambi clienti di SAP ed entrambi impegnati sul fronte della trasformazione digitale.

Se il primo marchio non ha bisogno di presentazioni, del secondo si può dire che appartiene a un’impresa brianzola a conduzione familiare con 60 collaboratori e un fatturato che nel 2013 si aggirava intorno ai 12 milioni di euro con prospettive di crescita a doppia cifra anno su anno. Le promesse dovrebbero essere state mantenute, visto che l’azienda specializzata nelle produzione di macchine e strumenti per l’analisi scientifica negli ambiti alimentare e ambientale è attiva oggi in cento Paesi a livello globale grazie a una rete costituita da 300 partner. “Risultati ottenuti grazie a un processo organizzativo strutturato ed efficiente: se non avessimo sistemi ERP e CRM, oltre a buoni talenti, sarebbe difficile fare tutto questo solo con poche decine di persone”, ha spiegato l’Ad Giovanni Passoni, precisando che il prossimo passo necessario alla crescita è quello dell’IoT. “Intendiamo connettere le nostre macchine a Internet per elevare l’esperienza d’uso dei ricercatori. Farlo significa conoscere il modo in cui interagiscono con gli strumenti, e per questo abbiamo bisogno di una piattaforma, o meglio di un ecosistema, che riduca attraverso l’analisi dei dati le distanze tra utilizzatori e produttori degli oggetti”. Così Velp ha puntato su SAP Leonardo. “Pur essendo un sistema molto potente, adatto forse a organizzazioni ben più estese della nostra”, ammette Passoni, “non lo abbiamo scelto per manie di grandezza, ma piuttosto perché contiene best practice che possono fungere da linee guida per aiutarci a far crescere l’azienda, lasciando al management lo spazio per focalizzarsi sulle attività core. È un investimento che non risponde alle esigenze di breve termine, ma che guarda alle sfide di lungo periodo”.

Lamborghini forse non può più essere definita una impresa di medie dimensioni, ma va considerato il balzo compiuto nell’ultimo quinquennio, durante il quale il fatturato è passato dai 271 milioni di euro del 2010 ai 906 milioni dell’ultimo esercizio, con 3.457 vetture prodotte (erano 1.600 nel 2011). Le proiezioni per il 2020 parlano di circa settemila modelli consegnati. Merito dell’introduzione della nuova linea di montaggio dedicata alla Urus (il SUV di Sant’Agata), che di fatto ha raddoppiato le dimensioni dello stabilimento, e delle soluzioni di smart manufacturing adottate nell’ottica di migliorare l’efficienza dei processi produttivi e di gestione della catena distributiva, come ha spiegato Ranieri Niccoli, Chief Manufacturing Officer di Lamborghini.

“Il lancio dell’Urus nel 2018 risponde a una precisa domanda del mercato che siamo riusciti a intercettare ascoltando i nostri clienti. Per noi l’ascolto è parte integrante del lavoro, visto che il 70% delle Aventador (la 12 cilindri al top dell’offerta Lamborghini, ndr) che produciamo ha, oltre agli optional, contenuti customizzati su precisa richiesta dei clienti”. Il programma di personalizzazione di Sant’Agata si chiama non a caso Ad personam, ed è una delle ragioni per cui l’approccio Industry 4.0 non è più un’opzione per la casa automobilistica emiliana. “Applichiamo paradigmi di digitalizzazione all’artigianalità, fondendo manualità e innovazione attraverso la sostenibilità, la flessibilità e la modularità dei processi produttivi”, ha detto Niccoli. “La nostra è una vera fabbrica in Cloud e totalmente paperless, gestita da un MES (Manufacturing Execution System) interconnesso che permette a maestranze, robot collaborativi, magazzini 2.0 e realtà virtuale di convivere ed essere sempre al corrente di quanto avviene sulla catena di montaggio e all’interno del veicolo. Basti pensare che la Urus dispone di circa 130 centraline: non possiamo permetterci di scoprirne il malfunzionamento quando la vettura è ormai assemblata”.

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Secondo Luisa Arienti Velp Scientifica e Lamborghini rappresentano due esempi di aziende di piccole e medie dimensioni che sono passate coraggiosamente dalle parole ai fatti in uno scenario in cui di digital transformation, big data e IoT ancora ci si limita a parlare tanto – e prettamente a livello enterprise. “Si tratta di imprese che grazie al Cloud e alle nuove tecnologie possono fare innovazione senza doversi preoccupare di dover sacrificare risorse per la gestione dei sistemi IT standard. Oggi, del resto, il vero dilemma per chi innova è un altro: adagiarsi sugli allori e rimanere nella posizione guadagnata, oppure continuare a investire per rafforzare la leadership non solo all’interno della propria industry ma anche in nuovi settori?”.

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