DECRETO MILLEPROROGHE

Industria 4.0, Federacma: “Serve nuovo rinvio per la consegna dei macchinari”

Appello al Senato della Federazione dei commercianti delle macchine agricole: spostare da settembre a fine anno il termine e valutare un credito di imposta più sostanzioso. Farmindustria intanto spinge per un’adozione strutturale della ricetta dematerializzata

Pubblicato il 17 Gen 2023

Patrizia Licata

giornalista

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Sul decreto Milleproroghe occorrono aggiustamenti e miglioramenti: è la posizione di Federacma, la Federazione nazionale dei commercianti macchine agricole, parte di Confcommercio,  che spinge per un ulteriore rinvio del termine di consegna dei macchinari 4.0.

Una miniproroga è già intervenuta in Legge di Bilancio 2023 e ha posticipato al 30 settembre il termine ultimo per la consegna dei beni catalogati 4.0, prenotati pagando almeno il 20% di acconto entro il 31 dicembre scorso, ma, secondo Federacma, non sarà risolutiva.

Una nuova proroga sui beni 4.0

La Federazione nazionale dei commercianti macchine agricole fa notare che i ritardi delle case costruttrici dovuti alle complicazioni della ripresa post-pandemia, aggravati dalle contingenze internazionali provocate dal conflitto russo-ucraino, non permetteranno ai rivenditori di rispettare la scadenza come, in molti casi, è accaduto per i macchinari acquistati nel 2021 e tuttora non consegnati.

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Il cortocircuito normativo tra conversione in legge della Manovra ed emanazione del Dl Milleproroghe ha vanificato gli sforzi del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che aveva posticipato il termine a fine anno”, dichiara il presidente Andrea Borio di Federacma. “Facciamo appello ai senatori, ad iniziare dai relatori del provvedimento a Palazzo Madama, il Presidente Alberto Balboni e Dario Damiani, ringraziando chi ha già dimostrato apertura verso le nostre proposte emendative per far sì che vengano modificate le norme riguardanti i beni prenotati sia nel 2021 sia nel 2022. Auspichiamo così – prosegue Borio – che venga rispettato il patto tra Stato e imprese, in modo tale da non far perdere i benefici del credito d’imposta 4.0. In questo periodo di forte incertezza economica, infatti, non dare risposte agli imprenditori, che nonostante tutto continuano ad investire, rischia di essere molto controproducente per il tessuto produttivo nazionale”.

Rialzare il credito d’imposta 4.0

Il credito d’imposta 4.0, negli ultimi anni, ha trovato rilevante riscontro nel settore agricolo. Nel 2021, a fronte di una percentuale del credito di imposta pari al 50%, si è registrata l’immatricolazione di 24.835 trattori, in aumento del 36% sul 2020 e tornando ai livelli del biennio 2010-2011. Le immatricolazioni sono scese a poco più di 20mila lo scorso anno con una percentuale di beneficio pari al 40%.

“Comprendiamo che trovare risorse, in questo momento, non sia semplice, ma con l’attuale credito d’imposta di appena del 20% rischiamo di non rendere più appetibile uno strumento oramai consolidato tra le imprese. Chiediamo, pertanto, un ulteriore sforzo anche in tal senso”, conclude Borio di Federacma.

Ricette dematerializzate “strutturali”

Anche Farmindustria ha chiesto in Senato un intervento per “arrivare a una misura strutturale e definitiva dell’adozione della ricetta dematerializzata e quindi dell’implementazione della digitalizzazione”, ha affermato il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, audito dalle commissioni Affari costituzionali e bilancio al Senato, in merito al dl Milleproroghe.

“Secondo i dati della Ragioneria dello Stato, le ricette dematerializzate nel 2022 hanno raggiunto il 95% per la spesa farmaceutica e l’83% per prestazioni specialistiche. L’estensione al 2023 dell’impiego degli strumenti alternativi al promemoria cartaceo va nella direzione giusta” per “favorire l’accesso alle cure” e “semplificare il percorso di cura per pazienti e caregivers”, ha detto Cattani.

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