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LO STUDIO

Industria 4.0 a due velocità: al Mezzogiorno il piano Calenda non basta

Studio Svimez: l’impatto sul Pil del Centro Nord sarà dello 0,2% e nelle regioni del Sud dello 0,03%. A pesare un sistema produttivo con bassi tassi di innovazione. “Servono misure che possano accerescere le dimensioni del sistema industrialee le interrelazioni con i servizi di mercato locali”

10 Lug 2017

Federica Meta

Il piano Industria 4.0 avrà ricadute diseguali tra il Nord e il Sud del Paese. A lanciare l’allarme è uno studio Svimez che mette in evidenza come il programma potrà generare ricadute aggiuntive, alla fine del periodo di implementazione della policy, quantificabili in quasi lo 0,2% del Pil nel Centro Nord mentre al Sud sarà attorno allo 0,03%.

Questo gap è presto spiegato. A differenza di altre policy, gli effetti indotti dal “Piano Industria 4.0” mirano a una modifica strutturale dello stock di capitale, favorendo le componenti a maggior rendimento e hanno carattere permanente. In altre parole il “salto aggiuntivo” di Pil e valore aggiunto dura anche dopo la fine degli incentivi. Partendo da questa considerazione Svimez evidenzia che, mentre il sistema produttivo del Centro-Nord reagisce positivamente a misure che vanno nella direzione di accrescere la dotazione dei vantaggi competitivi meno diffusi , nel Mezzogiorno l’impatto della policy è comunque assai minore a causa di problemi “strutturali”: bassi livelli di innovatività, più bassa diffusione delle tecnologie Ict assimilabili e dimensioni aziendali comparativamente inferiori.

“Per di più nel Mezzogiorno i servizi di mercato sono in media estremamente frammentati, con limitate presenze in quelle attività ad elevato contenuto tecnologico-professionale – spiegano Stefano Prezioso e Luca Cappellani, i ricercatori che hanno condotto lo studio – Va ricordato inoltre che durante la lunga fase recessiva, la capacità produttiva dell’industria meridionale si è fortemente contratta, con un’intensità doppia rispetto a quella del Centro-Nord”. Motivo per il quale, a detta di Svimez, accanto alle misure previste dal “Piano Industria 4.0”, ne vadano previste altre “in grado di accrescere le dimensioni assolute del sistema industriale, e possibilmente le sue interrelazioni con i servizi di mercato locali”.

In base alle stime di Svimez, l’accelerazione impressa dalle misure di “Industria 4.0” al processo di accumulazione è costante: nell’intero periodo, il differenziale tra la dinamica di crescita del valore aggiunto industriale senza e con il suddetto intervento si commisura in oltre il 2% al Centro-Nord e in quasi il 6% al Sud.

Per quanto riguarda il super/iper ammortamento, lo studio Svimez effettua una prima ripartizione territoriale della misura, dalla quale emerge, per le imprese meridionali, una quota di accesso pari al 7% delle agevolazioni stimate per l’intero paese dalla Relazione Tecnica al Disegno di Legge di Bilancio per il 2017. In valore assoluto, le agevolazioni erogate alle imprese del Sud dovrebbero quindi attestarsi intorno ai 650 milioni di euro – da ripartire nel periodo 2018-2027 – contro i circa 8,6 miliardi del Centro-Nord.

Quanto al credito d’imposta sulle spese “incrementali” in ricerca e sviluppo effettuate nel periodo 2015-2019, si ipotizza una quota di accesso delle imprese del Sud pari al 10% del totale delle agevolazioni stimate dalla Relazione Tecnica. Il che implicherebbe, per il Mezzogiorno, circa 350 milioni di euro per il quadriennio 2018-2021, contro gli oltre 3,1 miliardi assorbiti dal Centro-Nord.

Infine per la Sabatini-ter, Prezioso e Cappellani mettono in evidenza che tra agosto 2015 e settembre 2016, il Mezzogiorno abbia assorbito il 10,2% delle domande, per cui le agevolazioni previste dovrebbero attestarsi nel Sud, intorno ai 56 milioni di euro – da ripartire nel settennio 2017-2023 – a fronte degli oltre 500 milioni destinati al Centro-Nord.

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