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LA RICERCA

Studi professionali, parte la caccia alle competenze “digital”

I dati dell’osservatorio Professionisti e Innovazione digitale del Polimi: cresce la propensione a fusioni e acquisizioni. Avanza lo smart working, anche se di smartphone e tablet si fa ancora un uso “basic”. Claudio Rorato: “Mercato M&A forte e vivace”

29 Mag 2017

A.S.

Il settore degli studi professionali italiani sta vivendo un periodo di vivacità e di cambiamenti, all’insegna del consolidamento: avvocati, commercialisti consulenti del lavoro e studi multidisciplinari formano un tessuto di micro e piccole imprese che si sta testando sull’obiettivo di crescere e acquisire nuove competenze, anche e soprattutto trasversali e afferenti all’ambito digitale. E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina a Roma al convegno “Professionista X.0 … a ciascuno il suo!”. L’edizione 2016-2017 della ricerca ha raccolto 63 casi di studio che, sommati ai 145 provenienti dalle due edizioni precedenti, portano a 208 le osservazioni empiriche.

Secondo la fotografia aggiornata a dicembre 2016 il 54% degli studi realizza un fatturato non superiore ai 100 mila euro, con un portafoglio clienti di circa 70 aziende: rispetto all’anno precedente il portafoglio medio è cresciuto, mentre il fatturato per cliente è sceso sotto i 2 mila euro. Anche per questa ragione quasi la metà degli studi professionali prenderebbe in considerazione operazioni di fusione/acquisizione.

“La ricerca rivela la dinamicità del quadro italiano degli studi professionali: quasi il 50% degli studi è interessato ad operazioni di merger&acquisition, sia nel ruolo di acquirente che come oggetto di acquisizione. Si delinea un mercato di compra-vendita per gli studi professionali che è forte e vivace – afferma Claudio Rorato, direttore dell’osservatorio Professionisti e Innovazione digitale – Altro elemento significativo è rappresentato dall’obiettivo di queste operazioni di M&A: gli studi cercano soprattutto fusioni trasversali, per integrare professionalità diverse dalla propria e arricchire la propria offerta, mentre una minoranza punta ad acquisizioni di tipo verticale, per rafforzarsi all’interno della propria specializzazione. Il mondo delle professioni si sta muovendo, anche se con velocità non omogenee, e gli studi professionali restano un sostegno fondamentale per la crescita del sistema imprenditoriale nazionale”.

“Il modello organizzativo degli studi risulta profondamente modificato nel 2016, sia per il contesto macroeconomico che continua a essere incerto, sia per l’adozione di nuovi strumenti tecnologici, un’area in cui gli investimenti dei professionisti sono cresciuti l’anno scorso del 2,5% – aggiunge Elisa Santorsola, ricercatrice dell’osservatorio – Ogni realtà professionale ricerca una propria identità modellata sulle nuove condizioni del proprio business di riferimento, dove i clienti esprimono esigenze che i professionisti cercano di servire con soluzioni personalizzate e mirate”.

In continuità rispetto ai risultati dello studio dello scorso anno, la micro e la piccola dimensione sono prevalenti tra gli studi professionali. L’interesse verso operazioni di fusione/acquisizione è in aumento e viene espresso dal 48% degli studi professionali presi in esame, con una percentuale più alta per le operazioni che potrebbero coinvolgere realtà di altre professioni (37%) rispetto a quelle con studi della stessa categoria (10%).

Gli studi professionali inoltre ritengono molto importante l’utilizzo di indicatori di prestazione (Kpi) per monitorare l’andamento dello studio (34%), le attività di analisi del mercato (33%), quelle di coaching (26%) e team building (25%). Sull’utilizzo degli strumenti digitali, il livello di competenze interno viene considerato avanzato per quel che riguarda la capacità di risolvere piccoli problemi legati agli strumenti informatici (56%), all’utilizzo di applicazioni per la produttività personale (43%) o per instant messaging e videoconferenza (23%), ma molti professionisti ammettono che le competenze attualmente a disposizione non sono sufficienti di fronte a strumenti informatici evoluti come intelligenza artificiale e business intelligence (lo afferma il 37% del campione) e nell’utilizzo dei social network (28%) e degli strumenti a supporto dei processi lavorativi (portali, Ged, workflow, 26%). Ma nonostante questo la formazione fa ancora fatica a puntare in modo deciso su temi diversi dal panorama giuridico.

Quanto agli investimenti in tecnologie digitali e smart working, a questo capitolo gli studi professionali hanno destinato complessivamente un miliardo e 142 milioni, pari a un incremento del 2,5% sul 2015, spesso con strategie mature perché nella maggior parte degli studi la spesa in Ict è considerata leva strategica per migliorare organizzazione e posizionamento sul mercato. Di qui i sempre più numerosi progetti innovativi per migliorare l’efficienza (37%), le relazioni con i clienti (40%) e la capacità di fornire servizi (26%). La componente Ict incide sui costi per importi oscillanti tra il 15% e il 20%.

L’87% degli studi è attrezzato o interessato al lavoro in mobilità, consentendo ai professionisti di collegarsi al gestionale dello studio in qualsiasi momento e luogo. Per quanto riguarda i dipendenti la percentuale è del 62%, segno comunque di una buona propensione verso modelli di lavoro “più leggeri”. Tuttavia lo smartphone e il tablet entrano ancora poco nella gestione dei processi lavorativi, tanto che la funzione più utilizzata, dopo quella telefonica, è la gestione dell’agenda (22%), seguita dalla lettura di articoli (15%) e dalla condivisione di documenti (11%). Da notare che il 12% degli studi dichiara di utilizzare lo smartphone solamente per le chiamate telefoniche e per la lettura delle e-mail.

Durante l’evento infine l’osservatorio ha annunciato i 6 vincitori del Premio Professionista Digitale rivolto agli studi che si sono distinti per capacità innovativa a livello organizzativo e di business con l’utilizzo delle tecnologie digitali: per la categoria Consulenti del Lavoro hanno vinto ex aequo Gefar Services sas di Montevarchi (AR) e Zoffoli & Pasini di Cesena. Per gli avvocati è stato premiato lo studio Toffoletto De Luca Tamajo e Soci di Milano, mentre per la categoria dei commercialisti hanno vinto ex aequo Imprefocus Srl di San Nicola La Strada (CE) e lo studio tributario Bracciali Srl Stp di Marciano della Chiana (AR). Per la categoria dei notai ha ritirato il premio lo studio FBF Notai Associati di Verona.