INNOVAZIONE

Il Veneto sperimenta lo smart working, via al progetto VeLa

Debutto a novembre. Google partner tecnologico. Il vice-governatore Forcolin: “Testiamo una modalità nuova di lavoro per migliorare l’efficienza della macchina amministrativa e la qualità dei servizi a cittadini e imprese.”

Pubblicato il 26 Ott 2018

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Il Veneto punta sullo smart working. A partire da novembre 2018 una quindicina di dipendenti della Regione sperimenteranno il lavoro agile nel’ambito del progetto VeLa, approvato con un provvedimento portato dal vicepresidente Gianluca Forcolin insieme all’assessora al lavoro Elena Donazzan, che vede il finanziamento dell’Unione Europea per 700 mila euro e si colloca nell’ambito del programma Open Community 2020.

Il soggetto capofila del progetto è la Regione Emilia Romagna, l’ente che lo cede è la Provincia Autonoma di Trento e gli altri partner sono le Regioni Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte, la Città Metropolitana e il Comune di Bologna, l’Unione Territoriale delle Valli e Dolomiti Friulane. Google partecipa in qualità di partner tecnologico, fornendo l’infrastruttura e i servizi che saranno messi a disposizione dei dipendenti per questa sperimentazione alternativa alla tradizionale presenza in ufficio.

“Il futuro passa attraverso sfide come questa e noi, come amministratori pubblici, abbiamo il dovere di favorire la diffusione della cultura digitale perché ne possano usufruire tutti i cittadini”, spiega il vicepresidente della Regione Veneto Gianluca Forcolin – Si tratta di un’importante innovazione  su cui vogliamo scommettere e che è coerente con quanto abbiamo previsto nella nostra Agenda Digitale. Sperimentiamo una modalità nuova di lavoro per migliorare l’efficienza della macchina amministrativa e la qualità dei servizi a cittadini e imprese. Per essere al passo con il mondo del privato, il pubblico deve pensare ad essere innovativo e non avere il freno a mano tirato. Durante la sperimentazione dei prossimi mesi verificheremo punti di forza e criticità del progetto da tradurre in un modello organizzativo da proporre anche ai nostri enti strumentali, compresa la parte sanitaria”.

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