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Agcom nella bufera. Innocenzi nel mirino

Una serie di intercettazioni, emerse da un’indagine a Trani, dimostrerebbero le pressioni del premier sul commissario dell’Authority per chiudere il programma Annozero. Lo pubblica oggi “Il Fatto”. Calabrò: “L’Autorità non ha mai esercitato censura preventiva”. Innocenzi contesta le “illazioni” e annuncia querele

12 Mar 2010

Agcom nella bufera. Secondo le rivelazioni del giornale "Il
Fatto quotidiano" diretto da Antonio Padellaro, nel corso di
un'inchiesta a Trani sarebbero state intercettate telefonate
che dimostrerebbero le pressioni e gli interventi di Silvio
Berlusconi sul commissario Agcom Giancarlo Innocenzi e sul
direttore del Tg1 Minzolini contro la trasmissione di Santoro.

La replica di Corrado Calabrò, presidente Agcom:
"L’Autorità parla attraverso i propri atti; e questi atti
dimostrano inequivocabilmente la sua indipendenza e autonomia di
giudizio".

Innocenzi ha, invece, dato mandato all'avvocato Marcello
Melandri per "predisporre le denunce e le querele necessarie
alla tutela della verità dei fatti e della mia
onorabilità". Innocenzi ha "contestato in maniera
assoluta tutte le illazioni in esso contenute" sottolineando
"l'illiceità della pubblicazione delle stesse".

Il quotidiano diretto da Antonio Padellaro spiega che
l'indagine, partita dal fenomeno delle carte di credito
'revolving', si svolge nell'ambito di un procedimento
aperto dalla procura di Trani e condotto dal Pm Michele Ruggiero.
All'attenzione della magistratura sono finite, scrive Il Fatto,
alcune intercettazioni della Guardia di finanza di Bari (comprese
quelle con il Dg Rai Mauro Masi che però non risulterebbe tra gli
indagati) in cui il premier farebbe "pressioni" per
arrivare alla chiusura di "Annozero" condotto da Michele
Santoro, e in cui si lamenterebbe anche di "Ballarò" e
"Parla con me". Indagati il premier, Giancarlo Innocenzi
e Augusto Minzolini.

Nel corso delle telefonate il premier, secondo Il Fatto, parla di
"chiusura del programma. E Innocenzi lo asseconda". Il
Commissario Agcom, rivela il quotidiano, "cerca di trovare un
modo per sanzionare il conduttore di 'Annozero'. Servono
degli esposti, e si cerca qualcuno che li firmi. Innocenzi offre
anche le competenze dei propri funzionari all'avvocato di un
politico".

Le prime reazioni giungono da Santoro e dall'Italia dei Valori.
Secondo il conduttore di 'Annozero', "l' Agcom è
un arbitro che dovrebbe garantire il corretto svolgimento
dell'informazione in Italia, mentre c'è un sistema di
lottizzazione accettato da tutti senza ribellarsi". Il
conduttore di "Annozero" poi lancia l'affondo.
"Nell'attuale Consiglio dell'Agcom – dice – ci sono
tre ex sottosegretari di Governo, e quello svolto
dall'Authority è un lavoro sporco". Antonio Di Pietro,
leader dell'Idv, chiede le dimissioni di Minzolini e Innocenzi.
Gli fa eco Donadi. "Siamo al fascismo mediatico, Innocenzi si
dimetta". Per Paolo Gentiloni, ex Ministro delle Comunicazioni
durante il Governo Prodi e parlamentare del Pd, si tratta di
"fatti di estrema gravità, solo l'adozione di misure
immediate e concrete nei confronti del Commissario Innocenzi
possono evitare di gettare discredito sull'autonomia
dell'Agcom".

Una nota del presidente Agcom rivendica che "in tutte le
occasioni nelle quali è stata chiamata in causa, a vario titolo,
l’Agcom ha sempre risposto in modo univoco: 'L’Autorità
non esercita censure preventive perché contrarie all’art. 21
della Costituzione, rispetta la libertà dei giornalisti, tutela il
pluralismo dell’informazione'" scrive Calabrò,
aggiungendo che "l’Autorità parla attraverso i propri atti;
e questi atti dimostrano inequivocabilmente la sua indipendenza e
autonomia di giudizio. Anche in relazione alle regole da osservare
nel periodo elettorale in materia d’informazione e di
comunicazione politica l’Autorità non ha mancato di dare nelle
sedi competenti il suo istituzionale contributo al chiarimento dei
termini della questione”.

In un comunicato i commissari Enzo Savarese e Stefano Mannoni
respingono "il grossolano tentativo di delegittimazione e
intimidazione dell'Autorità liberamente eletta dal
Parlamento".

Non è la prima volta che Giancarlo Innocenzi, ex manager del
gruppo Fininvest e Sottosegretario alle Comunicazioni di Forza
Italia, finisce nella bufera per i suoi rapporti con l'attuale
premier. In occasione del "caso Saccà" emersero
intercettazioni nel corso delle quali Innocenzi chiamava Berlusconi
“il capo”. Ma la Procura di Roma archiviò il caso e il
Comitato Etico dell’Agcom stabilì che Innocenzi non si era reso
colpevole.