DIRITTO D’AUTORE

Editoria, Agcom rimuove sette canali Telegram

L’authority risponde all’istanza della Fieg a seguito della diffusione illecita di testate giornalistiche e del rimbalzo sulle chat dei social. Ma per un intervento diretto sulla piattaforma serve una modifica normativa

24 Apr 2020

A. S.

Sette degli otto canali segnalati ad Agcom dalla Federazione italiana editori di giornali per violazione del diritto d’autore sono stati rimossi da Telegram dopo l’intervento dell’authority. A darne notizia è in una nota proprio Agcom, che sottolinea però che per un eventuale intervento diretto sulla piattaforma sarebbe invece necessaria una modifica delle norme attualmente in vigore. 

“Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, relatore il commissario Francesco Posteraro – recita il comunicato – ha esaminato l’istanza con la quale la Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) ha chiesto la rimozione di tutte le edizioni digitali di testate pubblicate su alcuni canali della piattaforma di messaggistica istantanea Telegram, nonché di sospendere l’accesso all’intera piattaforma. A seguito della segnalazione inviata, Agcom ha prontamente avviato un confronto con la piattaforma per la rimozione dei canali la cui attività di diffusione di contenuti risulta violare la tutela del diritto d’autore online. L’istruttoria dell’Autorità ha portato all’adeguamento parziale da parte di Telegram che ha rimosso 7 degli 8 canali segnalati da Fieg”.

L’Autorità, prosegue il comunicato, è consapevole del carattere illecito della diffusione di intere edizioni digitali dei giornali sui canali Telegram e del grave danno che ciò arreca all’industria editoriale e, conseguentemente, al pluralismo dell’informazione e al giornalismo di qualità. “Nel ribadire il proprio forte e fattivo impegno a difesa della proprietà intellettuale, che ha dato luogo all’adozione del regolamento per la tutela del diritto d’autore online, ormai divenuto una best practice a livello internazionale – spiega l’authority – Agcom sottolinea che i suoi interventi devono però svolgersi nell’ambito e nei limiti del regolamento stesso, conforme alle leggi dello Stato e alla normativa europea”.

Quando la violazione avviene sui canali di un sito che ha sede fuori dal territorio nazionale, come nel caso di Telegram, spiega ancora Agcom, l’Autorità non può che rivolgersi ai provider italiani che forniscono l’accesso a internet, ordinando loro di procedere alla disabilitazione dell’accesso all’intero sito, ma non è possibile ordinare la rimozione selettiva dei soli contenuti illeciti. 

“Per legittimare un intervento diretto di Agcom nei confronti di Telegram occorrerebbe una modifica della normativa primaria che consenta di considerare stabiliti in Italia – con riferimento ai diritti di cui all’art. 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 70 del 2003 – gli operatori che offrono servizi della società dell’informazione nel territorio italiano utilizzando risorse nazionali di numerazione – conclude Agcom – Una tale norma permetterebbe all’Autorità di adottare ordini di rimozione selettiva dei contenuti caricati in violazione del diritto d’autore rivolti direttamente a operatori come Telegram”.

Allo stato, l’Autorità non può che applicare il proprio regolamento, a norma del quale il Consiglio ha deliberato di archiviare gli atti e di trasmetterli nel contempo all’Autorità giudiziaria, come stabilisce la legge sul diritto d’autore. Ciò consentirà alla magistratura – i cui poteri non soffrono le stesse limitazioni proprie di quelli di un’autorità amministrativa – di perseguire penalmente tutti gli autori delle violazioni.

Contestualmente Agcom coinvolgerà anche alla Polizia postale e alla Guardia di finanza affinché perseguano – al pari di quanto è stato fatto in relazione alle IPTV pirata – gli utenti che caricano e condividono sulla piattaforma le copie dei giornali e segnalerà a Google Play ed Apple store, i principali negozi virtuali di app, di tener conto dell’utilizzo dell’app Telegram degli italiani, più che altrove destinato ad usi illeciti.

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