Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Ai nastri di partenza TivùSat per ricevere il Dtt dallo spazio

Il 31 luglio sarà operativa la piattaforma targata Tivù, società partecipata Rai, Mediaset e Telecom Italia Media

22 Lug 2009

“Un atto dovuto”. Con queste parole Luca Balestrieri,
presidente di Tivù (e responsabile del digitale terrestre Rai), ha
presentato oggi TivùSat, la prima piattaforma satellitare
gratuita. Un atto dovuto verso quei milioni di italiani che non
ricevono il segnale digitale terrestre e che hanno avuto problemi a
ricevere anche il segnale analogico”, ha specificato Balestrieri
durante la conferenza stampa presso la Sala della Stampa estera di
Roma.
TivùSat, che sarà operativa, dal prossimo 31 luglio, è
realizzata, appunto, da Tivù, la società partecipata da Rai e
Mediaset, entrambe al 48,25%, e da Telecom Italia Media al 3,5%. La
piattaforma, complementare al digitale terrestre (Dtt), è in grado
di raggiungere le aree del territorio non coperte da reti
terrestri: per riceverla occorrono una parabola orientata a 13°
est e un decoder TivùSat, in vendita da fine luglio. In quanto
gratuita la soluzione non prevede alcun tipo di abbonamento: per
accedervi basta attivare la relativa smart card.

“TivùSat offre ai canali che aderiranno alla piattaforma, e che
potranno essere anche diversi da quelli degli azionisti, una serie
di servizi che vanno dal coinvolgimento nelle campagne di
comunicazione effettuate utilizzando il brand TivùSat,
all’inclusione nelle Epg (guida elettronica dei programmi), al
sistema di accesso condizionato Nagravision – ha spiegato ancora
Balestrieri – . La decisione di criptare o meno la programmazione,
e  in che misura, spetta solo agli editori a tutela dei propri
diritti”.

Nel creare la piattaforma Tivù si è “ispirata” a quello che
è stato fatto in Europa.
In Gran Bretagna il servizio di tv gratuita via sat è nato da una
joint venture Bbc e Itv ed è stato commercializzato già nel
maggio 2008; in Francia, invece sono due le piattaforme satellitari
gratuite. Si tratta di Tnt Sat che trasmette dai satelliti Astra a
19,2° est e che permette la ricezione di 21 canali nazionali e di
Fransat, il servizio lanciato da Eutelsat e trasmesso tramite il
satellite Atlantic Bird 3.

Prossimamente toccherà alla Spagna. Il gruppo Hispasat, insieme
all’operatore pubblico Rtve, ha proposto la governo spagnolo di
utilizzare il proprio satellite per la diffusione dei canali in
digitale terrestre. Il progetto partirà nel 2010 in concomitanza
con lo spegnimento del segnale analogico.
“Abbiamo scelto di lanciare ora TivùSat per accompagnare gli
switch off che inizieranno a partire da settembre – ha rimarcato,
Andrea Ambrogetti presidente di Dgtvi -. Dal 14 settembre al 16
dicembre saranno circa 7 milioni le famiglie italiane che
transiteranno al Dtt, con lo spegnimento del segnale analogico di
parte del Piemonte, della Campania e del Lazio”.

Ma cosa cambierà nel panorama televisivo italiano con
l'avvento di Tivùsat? E soprattutto la Rai sparirà o no dal
telecomando di Sky? Finora le trattative fra Mauro Masi direttore
generale Rai, e Tom Mockridge Ceo di Sky Italia, per
l’eventuale rinnovo dell’accordo, in scadenza il 31 luglio,
sul pacchetto RaiSat sono al palo. Se la Rai deciderà di non
accettare l’offerta di Sky (50 milioni all'anno per sette
anni, più 75 milioni per diritti di Rai Cinema) le conseguenze
saranno molte, a cominciare dal pubblico: 5 milioni di famiglie
abbonate a Sky non potranno più vedere sul satellite i canali
pubblici. Discorso diverso per gli spettatori Mediaset:
contrariamente a quanto annunciato nella conferenza di gennaio di
Dgtvi, le tre reti storiche (Rete4, Canale 5 e Italia 1)
potrebbero continuare a essere visibili sulla tv di Rupert
Murdoch. Dietro al braccio di ferro fra i due network, in ballo
anche i nuovi rapporti di forza fra le emittenti, con Rai e
Mediaset alleate (insieme a Telecom Italia e alla sua tv La7)
contro Sky, in un periodo particolarmente caldo sia per
l’enorme contrazione del mercato pubblicitario, sia per
l’evoluzione delle tecnologie che fanno intravvedere
all’orizzonte nuove forme di fruizione televisiva e dunque
nuove regolamentazioni.