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Allarme e-democracy: la Rete è imbavagliata

Secondo l’ultimo rapporto di Reporter sans frontières nel 2009 sono raddoppiati i Paesi interessati da episodi di cyber censura

15 Mar 2010

I paesi che nel 2009 sono stati interessati da episodi di censura
su internet sono più di sessanta. Esattamente il doppio rispetto
all’anno precedente. E’ un chiaro segnale di come proprio sul
web si stia giocando un’importante battaglia per la libertà
d’informazione. Una situazione che ha spinto Reporters sans
frontières a dare al proprio ultimo rapporto un titolo evocativo:
“I nemici di internet: web 2.0 versus Controllo 2.0”.

Nello studio, presentato in occasione della giornata mondiale
contro la cyber censura si evidenzia come si stia rafforzando,
negli ultimi tempi, la tendenza dei governi, soprattutto nei paesi
autoritari, a tenere sotto controllo la rete, anche con mezzi
tecnologicamente molto avanzati, per evitare che informazioni
indesiderate possano varcare i confini nazionali. Allo stesso modo,
però, emerge che i “cittadini della rete” si stanno sempre
più specializzando per scavalcare questi ostacoli e far sentire la
propria voce, in modo creativo e sempre più spesso solidale.

Sono soprattutto i giovani a utilizzare i social network in questa
direzione, mentre, fanno notare da Rsf, per il futuro la libertà
della rete dovrebbe figurare anche tra gli obiettivi
dell’organizzazione mondiale del commercio: “Molti dei suoi
membri, come la Cina e il Vietnam, dovrebbero essere costretti ad
rendere libere le loro reti prima di unirsi al villaggio globale
del commercio mondiale”.
Con la censura dei contenuti politici o sociali grazie ai più
recenti strumenti tecnologici, gli arresti e le intimidazioni di
netizen, i governi repressivi sono passati all’azione. E mentre
proliferano le reti intranet nazionali e quelle “controllate”,
che rendono visibili soltanto i contenuti graditi alle autorità,
ci sono ancora paesi che sono del tutto tagliati fuori dal Web,
come la Corea del Nord, la Birmania o il Turkmenistan.

Nel mondo, emerge dal rapporto di Rsf, 120 persone sono in prigione
per essersi liberamente espresse sui loro blog. Settandadue
soltanto in Cina, altre in Vietnam e Iran, mentre gli ultimi
arresti sono stati effettuati in Marocco, Azerbaigian e Yemen.
Tutto questo mentre altrove iniziano in questi mesi a dotarsi di
leggi repressive (Giordania, Afghanistan e Iraq).
Nelle democrazie occidentali, intanto, le limitazioni riguardano
soprattutto la protezione della proprietà intellettuale e il
contrasto alla contraffazione. “L’Acta (Anti-Counterfeiting
Trade Agreement) – affermano da Rsf – sta trattando in segreto,
senza consultare Ong e società civile. Potrebbero essere decise
misure potenzialmente liberticide come lo sviluppo di un sistema di
filtraggio non sottomesso alla decisione di un giudice”.

In Nord Europa, intanto, si pensa a normative più avanzate: in
Finlandia l’accesso a Internet è un diritto fondamentale per
tutti i cittadini, e in virtù di un decreto che entrerà in vigore
a luglio 2010 ogni cittadino dovrà disporre di una connessione di
almeno un megabyte. In Islanda il parlamento sta esaminando una
proposta di legge che protegge la libertà di informazione in rete
e garantisce trasparenza e indipendenza.

Tra i paesi “nemici di Internet” il rapporto di Rsf cita anche
l’Arabia saudita, la Siria e la Tunisia, mentre c’è una
nutrita lista di governi “sotto osservazione” per comportamenti
che abbiano leso la libertà di informazione sul web: Australia
(dove si sta mettendo a punto un sistema di filtraggio), Corea del
Sud, e le new entry Turchia e Russia. Ad Ankara persistono
argomenti tabù che, se trattati, causano la chiusura dei siti
(come ad esempio i problemi delle minoranza curde e armene), mentre
a Mosca si cominciano a fare i primi arresti ai danni di blogger
definiti “estremisti”.

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