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Bernabè chiede danni all’Agcom per il multiplex negato

Telecom Italia si oppone alla decisione di assegnare a TI Media solo tre mux digitali e chiede un risarcimento di 250 mln

30 Ott 2009

Bernabè chiede i danni a Calabrò, contestando all’authority la
decisione di assegnare a Ti Media-La7 soltanto tre multiplex
digitali. Il ricorso, presentato direttamente al Presidente della
Repubblica, è firmato dall’Ad di Ti Media, Giovanni Stella, e
corredato anche dalla richiesta di un risarcimento di 250 milioni
di euro, come riporta Andrea Bassi di MF. “Ma che cosa contesta
Telecom? Quando è cominciato lo switch off in Sardegna, Bernabè
era riuscito a ottenere per le sue tv quattro multiplex”, spiega
Bassi.

“Dalla Sardegna in poi, invece, i multiplex riservati a Telecom
Italia Media sono diventati tre. Così come confermato anche dalla
direttiva approvata da Calabrò sulle linee guida per il riordino
delle frequenze e la messa in gara di quelle liberate (il cosidetto
dividendo digitale). Il provvedimento dell’authority ha stabilito
che delle 21 reti digitali nazionali disponibili, otto saranno
destinate alla conversione delle attuali reti analogiche. Di questi
otto multiplex, due andranno alla Rai, due a Mediaset e uno a
Telecom. Insomma, viale Mazzini e il Biscione devono rinunciare a
una rete, Ti Media a due”. Questa la base del ricorso, che tra
l’altro arriva dopo un precedente esposto al ministero dello
Sviluppo economico, che però non ha avuto fortuna.

“Prime crepe per il digitale terrestre”, secondo Marco Mele e
Giuliano Balestreri de Il Sole 24 Ore, che chiariscono che il
ricorso riguarda l’assegnazione delle frequenze digitali in Valle
d’Aosta, Piemonte occidentale e Trentino Alto-Adige, aree in cui
è già avvenuto lo switch-off. Telecom Italia è il nome che fa
notizia, ma non il solo operatore che chiede più spazi sul
digitale terrestre: “ReteCapri, unica emittente nazionale del
Meridione, presenterà analogo ricorso per ottenere una seconda
frequenza digitale”, riporta Il Sole. “Rete A sta invece
depositando in questi giorni un ricorso al Tar Lazio contro la
mancata regolamentazione della numerazione dei canali da parte
dell’Agcom”.

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