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Bruxelles e il caso Sky. Il Financial Times attacca Romani

In un editoriale il quotidiano finanziario critica le “pressioni italiane” a sfavore dell’azienda di Murdoch, “l’unica – scrive il giornale – che fa investimenti seri in Italia”. La replica del viceministro Romani: “Smentisco l’intenzione di agire ignorando le indicazioni della Commissione”

07 Apr 2010

Il governo di Roma sta mettendo in campo dei
''trucchi'' per condizionare la decisione
dell'Europa sull’ingresso anticipato di Sky nel mercato del
digitale terrestre. Lo scrive in un editoriale il Financial Times
che sottolinea come ''Mediaset e Rai, la tv di stato su cui
il governo Berlusconi esercita una controllo 'de facto',
hanno puntato le loro carte sulla prosecuzione dell'accordo
stretto da Sky con Bruxelles che le impediva – si legge
nell'articolo – di entrare nel digitale terrestre fino al
2012''. Se l'accordo rimarrà in vigore nonostante la
richiesta della pay tv ''Sky rimarrà in effetti esclusa
dalla piattaforma digitale che sta crescendo con grande velocità
per i prossimi cinque anni''.

Il “caso Sky” è per il giornale anglosassone l’occasione per
dare una stoccata al governo italiano. “Mister Romani”, scrive,
è volato fino a Bruxelles nel mese scorso per chiedere ai
commissari europei di bloccare l’accesso a Sky alle frequenze
digitali, e “dando in questo modo agli avvocati europei un
assaggio di come vengano condotti i business a Roma. E’ stato
riferito – scrive il giornale – che il viceministro fa lobby contro
Sky Italia: operazione curiosa, visto che Sky è probabilmente il
più grosso investitore in Italia da dieci anni a questa
parte”.

“Smentisco categoricamente – dice Romani rispondendo
all’articolo – l'intenzione di agire ignorando le indicazioni
della Commissione europea in merito al mercato televisivo digitale
terrestre e ribadisco che l'incontro, da me richiesto e
concessomi subito dal Commissario europeo per la concorrenza
Almunia, era volto a significare la posizione del governo e le
preoccupazioni del mercato radiotelevisivo, nazionale e locale, su
una decisione, sollecitata dalle pressioni di un unico operatore
statunitense monopolista del mercato satellitare e della pay tv,
che rischia di sconvolgere il mercato del digitale
terrestre''. Gli uffici del viceministro ricordano che lo
stesso Romani aveva già smentito la scorsa settimana la
ricostruzione di un suo colloquio
con il commissario europeo Almunia in merito alla gara per le
frequenze del digitale terrestre.

C’è comunque “una concreta possibilità che il test di mercato
voluto dalla Commissione per arrivare a una decisione”, e di cui
verranno presto rilasciati i risultati ''confermerà che,
in un modo o nell'altro, Mediaset si è già ritagliata un
ricco business di abbonamenti in digitale. Dunque Sky non potrà
ancora a lungo essere accusata di posizione dominante nel mercato
pay italiano. Questo – prosegue Ft – dovrebbe giustificare la
rimozione del vincolo per le frequenze digitali”.
Anzi, scrive il giornale, secondo molti i vincoli non hanno più
alcun senso e Sky potrebbe ormai essere libera “di partecipare
alle aste per contenuti di sport e intrattenimento ad armi pari con
Mediaset”.

Del resto si è sempre sospettato, scrive il giornale, che in
Europa esista una categoria di Paesi che applica “a piacere” le
regole di Bruxelles. “La Grecia, per esempio, è stata non
esattamente prolissa nell’applicazione di alcune linee guida
finanziarie della Ue”. “E anche l’Italia sembra far parte di
questa ‘speciale’ categoria”. Il giornale riporta infatti la
notizia, uscita su la Repubblica, secondo la quale il viceministro
alle Comunicazioni Paolo Romani avrebbe detto che un’eventuale
decisione di Bruxelles a favore di Sky “sarebbe stata
semplicemente ignorata dal governo italiano”.

Ma i “trucchi” italiani, insieme ai risultati del market test,
potrebbero “persuadere la Commissione che in Italia c’è
bisogno di una nuova dose di competizionenel settore tv. Mister
Romani potrà anche decidere di ignorare le decisioni di Buxelles
che fanno scomodo al suo primo ministro – scrive il giornale -. Ma
con gli allarmi lanciati dalla Fondazione Soro sulle minacce per il
pluralismo del media in Italia ancora nell’aria la Commissione
potrebbe decidere di tenere d’occhio la distorsione del mercato
televisivo italiano”.