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Camiglieri: dal mercato la risposta alla pirateria

Il coordinatore della task force antipirateria: il 20% degli utenti smetterebbe di usare siti illegali se trovasse la stessa varietà di offerta di contenuti nei siti legali

25 Gen 2010

La pirateria di contenuti digitali rappresenta un serio problema
per il mercato online, ma gli esperti cominciano a credere che
“Internet è il problema, Internet è anche la soluzione”, come
si legge su Affari e finanza, inserto della Repubblica di oggi. Il
"Centro studi per la protezione del diritto degli autori e
della libertà di informazione" stima che il fenomeno della
pirateria valga in Italia, nel solo 2009, un miliardo di euro tra
video, musica e contenuti editoriali vari diffusi illegalmente su
web: un enorme fatturato mancato per editori e produttori. Ma uno
studio condotto in Gran Bretagna fa emergere un altro aspetto:
oltre alle risposte coercitive, di polizia, ci può essere una
risposta di mercato.

“Lo studio britannico”, spiega Tullio Camiglieri, coordinatore
del Centro italiano, “rileva che oltre il 20% degli utenti
smetterebbe di usare siti illegali se trovasse la stessa varietà
di offerta di contenuti nei siti legali. Inoltre, il 70% degli
intervistati smetterebbe di scaricare contenuti illegali dal web se
ricevesse una email o un richiamo dal suo Internet provider”.
Insomma, la pirateria cresce anche per effetto di un’offerta
legale ancora inefficace, sia per quantità che per modalità e
probabilmente anche per costi. Se la diffusione si moltiplicasse,
nota il supplemento di Repubblica, i costi scenderebbero
naturalmente.

Il fenomeno della pirateria online ha però aspetti peculiari su
cui un recente studio Ipsos ha permesso di riflettere. Se la
percezione dell’illegalità è alta quando si compra, per
esempio, un Dvd pirata da una bancarella, scende di molto quando si
scarica un film online. Questo accade perché l’idea dominante è
che il web sia libero e gratuito, un effetto prodotto anche dalla
dematerializzazione del prodotto. Di qui la necessità di
interventi graduali e mirati per combattere il fenomeno della
pirateria. “L’obiettivo primario”, secondo Camiglieri, “non
è tanto il peer to peer quanto quei siti che costruiscono un
business sopra l’illegalità. Quelli cioè il cui fatturato è un
fatturato sottratto ai legittimi detentori dei diritti sui
contenuti diffusi, siano musica, video o informazione”.

E’ su questi termini che inizierà a lavorare la nuova task force
antipirateria la cui costituzione sarà – a giorni – il primo
atto concreto del gruppo di lavoro istituito presso la Presidenza
del consiglio. Coordinato dal direttore generale della Rai Mauro
Masi, non ne fa ancora parte la Fieg (che rappresenta gli editori
dei giornali), ma il suo ingresso sarebbe imminente.