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Cloud computing e social network i nuovi bersagli degli hacker

Secondo Stonesoft nel 2010 i cyber-criminali punteranno al furto delle identità digitali dei dipendenti per sferrare attacchi alle reti aziendali

29 Mar 2010

Sono il cloud computing e i social media i nuovi mezzi che
agevoleranno i criminali informatici nel 2010. Secondo gli esperti
del Vulnerability Analysis, del gruppo Stonesoft, il numero di
attacchi alle reti private e aziendali nel corso dell'anno è
destinato ad aumentare. Intrusioni analoghe a quelli registrate nel
2009, ma attraverso nuovi “vettori”.  La progressiva e rapida
diffusione dell’outsourcing e delle piattaforme di condivisione
infatti rendono il furto di identità e di dati personali sempre
più semplice.

Così il cloud computing se da un lato consente di ridurre i costi,
affidando all’esterno la gestione di alcune applicazioni o intere
operazioni IT, dall’altro comporta dei rischi per la sicurezza.
Nel momento in cui le società esternalizzano alcuni servizi,
consegnano anche la riservatezza, l’integrità e la
disponibilità dei loro dati. Nella scelta del partner esterno,
quindi, i responsabili IT delle aziende devono prestare particolare
attenzione ai sistemi di sicurezza di cui dispongono.
E i rischi legati ai social network non sono da meno. Una delle
più importanti minacce del prossimo anno è il cosiddetto Social
Engineering, che si serve delle identità digitali di un dipendente
per sferrare un attacco alla rete di un’azienda. Ciò significa
che anche messaggi provenienti da amici o conoscenti possono
contenere software nocivi, senza che il ricevente ne sia a
conoscenza.

“Non è necessario arrivare a vietare l’utilizzo di Facebook in
ufficio, i cui servizi business-oriented possono rivelarsi utili
per il marketing di un’azienda – dichiara Emilio Turani, Country
Manager di Stonesoft Italia, Svizzera Italiana, Grecia e Turchia –
l'importante è dotare la propria struttura di un sistema di
sicurezza tecnologicamente all’avanguardia che preveda,
innanzitutto, un valido sistema di autenticazione e di accesso da
remoto e che sia in grado di agire in maniera proattiva,
monitorando il traffico e bloccando quello ritenuto dannoso, senza
interferire sulle performance di rete”.

Gli analisti di Stonesoft stimano infine che il virus Conficker
infetterà ancora circa 8 milioni di host a livello globale.

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