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Conto aperto con la “zietta” Bbc dietro la guerra Murdoch contro Google

Lo “Squalo” scatenato: dietro l’attacco al motore di ricerca c’è lo scontro con il business model del broadcaster britannico

12 Nov 2009

È pacifico: i media di tutto il mondo versano in una situazione di
grande difficoltà. Diminuzione degli investimenti pubblicitari e
gratuità dei contenuti in rete stanno mettendo a dura prova
storici editori e nuovi tycoon dei media e
dell’entertainment.
È però anche vero che Internet è la “rete elettrica” del
nostro secolo, per dirla con Francesco Caio, attuale vice
presidente di Nomura e tra i massimi esperti mondiali di
telecomunicazioni e reti. E di questo non si può non tener
conto.

Ebbene, dopo voci di corridoio e indiscrezioni su possibili
soluzioni per uscire da questo momento di stanca, da più parti
ventilate, è un “vecchio” tycoon come Rupert Murdoch ad uscire
allo scoperto con dichiarazioni che sorprendono non tanto per la
loro pragmaticità (peculiarità universalmente riconosciuta
all’australiano) quanto per il fatto che attaccano direttamente
alcuni competitori (diretti o indiretti) della sua News
Corporation.

Per esempio ha dichiarato in questi giorni che News Corporation sta
valutando l’idea di agire in sede giurisdizionale contro la Bbc
(un’azione di lesa maestà per la zietta britannica) per
infrazione del copyright. In particolare perché la Bbc “ruba”
materiale dai suoi giornali in tutto il mondo.

In un’intervista a casa sua (in tutti i sensi: su Sky News
Australia), gli è stato chiesto: come pensa di chiedere un
pagamento per la consultazione di news online, dal momento che sia
la Bbc che la Abc producono e forniscono notizie in modo gratuito
sui loro siti internet? “Noi siamo i migliori” ha affermato
Murdoch, fiero ed orgoglioso, “e comunque, se li leggete, la
maggior parte delle loro notizie sono prese dai nostri giornali, e
noi faremo loro causa per violazione del copyright. Dovranno
spendere un sacco di soldi per avere più reporter che coprano
tutte le zone del mondo, una volta che non potranno più rubare dai
nostri giornali”.
Aggiungendo poi che non sarà necessario arrivare in tribunale:
“Conoscono la legge, si adatteranno”. La Bbc per ora non ha
intenzione di rilasciare dichiarazioni formali.

Ma certo un attacco diretto di tale portata non deve essere stato
digerito molto facilmente a Londra. Murdoch definisce
“scandalosa”la condotta della Bbc. E questo perché chiunque
abbia un apparecchio televisivo in Inghilterra è costretto a
pagare circa 150 sterline l’anno: la Bbc ha 4.6 miliardi sterline
di introiti e nonostante questo si infila, secondo Murdoch, in ogni
impresa commerciale in cui veda una benché minima possibilità di
guadagno.
“Penso che la televisione pubblica dovrebbe essere della miglior
qualità. Non critico il fatto che si paghi una tassa per
supportare questo servizio, ma dovrebbe limitarsi ad offrire
programmi e servizi che i player commerciali non si possono
permettere”.

L’attacco alla Bbc si lega all’attacco (più plateale) sferrato
contro Google. Murdoch ha ventilato il ricorso a metodi legali per
evitare che Google e altri motori di ricerca e news aggregator si
approprino delle notizie dei suoi giornali ed agenzie. Ha anche
affermato che mai potrebbe tollerare l’idea che Google ed altri
browser possano prendere anche solo i titoli e le prime righe degli
articoli dei suoi giornali. “Loro ritengono di essere nel giusto
– ha detto -, ma noi pensiamo che tale comportamento sia passibile
di condanna in sede giurisdizionale, e dunque ci batteremo per
questo”.

A differenza della Bbc il colosso di Mountain View ha prontamente
replicato con un’alzata di spalle: “I produttori di notizie
hanno il completo controllo su quale porzione di contenuti far
apparire in caso di ricerca”, come a dire: perfetto, siamo
pronti, fai tu la prima mossa” (peraltro, c’è da dire che in
una seconda nota Google ha specificato che non si trattava di una
risposta diretta a Murdoch, bensì di un messaggio da considerarsi
valido per la generalità degli editori e dei produttori di
contenuti). Murdoch ha tuttavia ammesso che i giornali del gruppo
attualmente beneficiano della pubblicità dovuta alla gratuità
della fruizione, e che dunque ogni strategia verrà valutata “con
calma e ponderazione”.

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