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Contro il cumulo tv-giornali un Ddl firmato Gentiloni

Opposizione al lavoro su un provvedimento per far slittare di 4 anni il divieto per gli operatori Tv di acquisire partecipazioni nei giornali. Lo firmano Gentiloni, Rao, Giulietti, Monai

29 Apr 2010

Un disegno di legge sulle "partecipazioni incrociate nei
settori dell'editoria quotidiana e della televisione" con
l'obiettivo di differire al 31 dicembre 2015 la possibilità
che emittenti televisive titolari di più di una rete nazionale
possano acquisire partecipazioni societarie in aziende editrici di
giornali quotidiani. Lo presenteranno Paolo Gentiloni, Roberto Rao,
Giuseppe Giulietti e Carlo Monai. Spiega Gentiloni: "La nostra
preoccupazione è che nel momento in cui scade questo divieto,
l'editoria quotidiana vive la peggiore crisi degli ultimi
decenni".

L’articolo 43, comma 12, del decreto legislativo 31 luglio 2005,
n. 177, stabilisce che, a partire dall’1 gennaio 2011, Rai,
Mediaset e Telecom, potranno acquisire il controllo anche di
giornali quotidiani. Una siffatta circostanza costituisce, secondo
Gentiloni, una porta spalancata verso un’ulteriore preoccupante
concentrazione dei media italiani. Per superare questo rischio, e
per assicurare all’editoria quotidiana italiana il tempo
necessario a trovare risposte ai rischi di involuzione strutturale
del settore, occorre, pertanto, “il differimento al 31 dicembre
2015 del termine al trascorrere del quale i soggetti che esercitano
l’attività televisiva in ambito nazionale attraverso più di una
rete potranno acquisire partecipazioni in imprese editrici di
giornali quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove
imprese editrici di giornali quotidiani”. “Il divieto –
propone ancora l'articolo unico del ddl – si applica anche alle
imprese che siano controllate, controllanti o collegate ai sensi
dell'articolo 2359 del codice civile, nonché alle imprese
controllate o controllanti per effetto dell’influenza dominante
di cui al comma 15 del presente articolo”.

La crescente divaricazione tra ricavi e costi solleva forti
preoccupazioni sulla capacità delle imprese editrici di produrre
un ammontare di profitti adeguato a supporto delle strategie di
investimento, oggi ancor più necessarie ed urgenti in un mercato
dei media dove le spinte competitive impongono processi di
riconversione della propria offerta verso aree di business e
politiche di distribuzione innovative che riguardano internet,
televisione digitale, telefonia mobile. 

Anche i dati della lettura (fonte Censis 2009, VIII rapporto sulla
comunicazione, novembre 2009) evidenziano una specifica situazione
di criticità nel nostro paese. In termini assoluti, nell’ultimo
anno i lettori abituali di quotidiani si sono ridotti di circa il
40%. Un dato che fa ancora più riflettere se confrontato con il
dato del consumo abituale di televisione (98% della popolazione) e
dell’uso abituale del cellulare (85% della popolazione). A questi
dati che evidenziano il rischio di un vero e proprio declino del
settore, devono aggiungersi le preoccupazioni legate alle sfide del
nuovo contesto tecnologico. La polemica sollevata dagli editori di
tutto il mondo nei confronti dei motori di ricerca, esemplificabile
nel ruvido confronto dialettico che ha contrapposto ancora di
recente Rupert Murdoch e Google, reca in radice un problema
gigantesco: come intervenire sul modello di business delle aziende
editoriali e sulla filiera del valore dei contenuti al fine di
assicurare alle media company la tutela dei diritti sui contenuti
di proprietà e la giusta remunerazione dell’utilizzo di quei
contenuti da parte dei motori di ricerca sul web.