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Copyright, Asstel e Aiip: “Serve un tavolo tecnico”

In vista della delibera Agcom le associazioni chiedono di aprire un confronto tra i diversi attori del mercato digitale. Parisi: “Non spetta alle aziende di Tlc la responsabilità di valutare la natura dei contenuti”

05 Lug 2011

Un tavolo tecnico per rilanciare il confronto sul delicatissimo
tema del copyright digitale. Lo chiedono Asstel, l’associazione
della filiera delle Tlc, e Aiip, associazione degli Internet
provider, ritenendolo un “utile luogo di confronto tra i diversi
attori del mercato digitale” dove “selezionare gli interventi
regolamentari più appropriati in un contesto di piena
compatibilità con il quadro normativo complessivo”.

Contestualmente al varo della normativa, però, serve adottare –
unica soluzione “strutturale” contro la pirateria digitale –
“misure di reale promozione del mercato legale dei contenuti
digitali, anche attraverso l'ampliamento dell'accesso ai
contenuti e la revisione delle prassi di commercializzazione delle
opere audiovisive all’ingrosso. A tal fine auspicano che tali
misure trovino spazio nelle proposte dell'Autorità”.

“La ricerca di norme a tutela del diritto d’autore online non
deve arrivare a mettere in discussione categorie del diritto
consolidate, anche a livello comunitario, come l'esenzione di
responsabilità del “mero conduttore” e la tutela della privacy
del singolo consumatore – proseguono le associazioni – In vista
della pubblicazione di uno schema di provvedimento a tutela del
diritto d'autore online, annunciata dall'Agcom,
l’industria delle comunicazioni elettroniche, rappresentata da
Asstel e Aiip, ribadisce le posizioni già espresse nel corso del
procedimento istruttorio avviato dall'Autorità”.

Le due associazioni accolgono infine con favore le parole espresse
dal presidente Calabrò, che ha assicurato la pubblicazione di un
“provvedimento equilibrato”.

“Rispetto alle ipotesi di regolamento dell’Agcom a tutela del
diritto d’autore, che assegnerebbero alle aziende di
telecomunicazioni la responsabilità di valutare la natura,
illegale o meno, dei contenuti che si trovano sulle proprie reti,
al fine di rimuoverli per tutelare il diritto d’autore, le
imprese esprimono il loro completo disaccordo – puntualizza il
presidente di Asstel, Stefano Parisi – Un sistema così concepito
si rivelerebbe estremamente fragile qualora la magistratura dovesse
giudicare un contenuto diversamente da quanto fatto dall’azienda,
giacché prevarrebbe quanto stabilito dal giudice, esponendo le
imprese a richieste di risarcimento o addirittura a possibili
denunce. Il ruolo delle aziende di Tlc non è fare i poliziotti di
Internet, possono invece dare esecuzione agli ordini di rimozione
provenienti dall’autorità giudiziaria, come già avvenuto nei
vari casi in cui si è pronunciata la magistratura. Le imprese di
Tlc sono al fianco dell’Agcom nella lotta alla pirateria, anche
attraverso soluzioni commerciali che stimolino il mercato legale,
ma non possono assecondare provvedimenti inefficaci che rischiano
di lasciare la situazione immutata”.

In campo a favore del testo Agcom scende la Fimi (Federazione
Italiana dell'Industria musicale), secondo cui "tutelare
la creatività attraverso il blocco delle piattaforme web pirata
non significa aprire le porte della censura".  E se, dunque,
il timore è quello di una compressione delle libertà digitali con
le nuove norme, la federazione non ci sta. "Il percorso lungo
il quale si sta muovendo l'Agcom punta ad inibire le
piattaforme web palesemente pirata, non i blog, i forum, i motori
di ricerca o i siti personali – chiarisce il presidente
Enzo Mazza – Il blocco dei siti illegali non è
censura; il problema non è la chiusura di un blog, ma sono i siti
transnazionali i cui titolari incassano ingenti somme tramite
pubblicità spesso su conti correnti off-shore".

Il dibattito sul provvedimento che dovrebbe arrivare
all'approvazione dell'Agcom già domani, allora, dovrebbe
uscire dalla logica nella quale sembra essersi inabissato. "Da
noi il dibattito è di basso profilo – fa notare Mazza – E'
stato liquidato ad un livello politico che vede nel provvedimento
che fissa strumenti di tutela dei diritti degli autori nelle reti
digitali uno strumento per limitare la libertà della rete.Questo
dibattito che dice Internet è libero, la tv condizionata, ora
bloccano anche Internet come è stata bloccata la tv, non ci sta
bene".

Rincara la dose il presidente di Emi. "E' assurdo fare
demagogia politica in una questione molto concreta – sottolinea
Marco Alboni – A noi sta a cuore che in Italia si
esprima una sensibilità nei confronti di chi ha talento. Fa specie
questa mancanza di indipendenza dall'autorità, non capisco
perché appaiano articoli di stampa contro un provvedimento che
l'Agcom sta ancora valutando".

Per i player ovviamente non si tratta soltanto di una questione di
principio, gli interesse economici in gioco sono importanti. Il
trend del mercato discografico mondiale è in costante ribasso;
parabole ascendenti, per quanto lente, sono fatte registrare
proprio dal mercato digitale che ha seganto un raddoppio tra il
2005 e il 2010 (da 11,6 milioni di euro a 22,5). Ovviamente, la
pirateria comprime gli spazi per i ricavi leciti: nel 2008 si
parlava di 1,4 miliardi di euro di mancati ricavi in Italia (e
22.400 posti di lavoro andati in fumo), 9,9 miliardi in Europa (con
186.400 occupati in meno). Nel Belpaese, il 25% dei navigatori
utilizzano servizi illegali, di piu' succede soltanto in Spagna
e Finlandia.

Di fronte a questi numeri trovano origine le preoccupazioni delle
case discografiche. "Deve essere chiaro – spiega il presidente
e amministratore delegato della Sony, Andrea Rosi
– che la musica punta tutto sullo sviluppo e sull'utilizzo
della rete e la musica è il prodotto su cui noi investiamo.
L'unica barriera che deve esserci è il concetto di utilizzo
legale".