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Copyright, Kroes: “L’attuale sistema non funziona”

Il commmissario all’Agenda digitale considera inadeguati gli strumenti messi in opera dalle major discografiche per proteggere il diritto d’autore. “L’industria deve fare propri i modelli digitali”. Ma bisognerà intervenire anche sulle norme: “Servono regole più flessibili”

21 Nov 2011

Il copyright è sempre di più percepito dagli utenti come una
sorte di “strumento punitivo”. Ne è convinta Neelie Kroes,
commissario Ue per l’Agenda digitale, che in occasione del forum
di Avignone ha affrontato il tema spinoso della tutela del diritto
d’autore nell’era del Web. Secondo la Kroes questa concezione
sarebbe figlia di errori che sono stati commessi soprattutto dalle
major del mondo discografico e multimediale nonchè di un quadro
normativo non al passo con le evoluzioni di una cultura che è
sempre più digitale.
"L'attuale sistema per la tutela del diritto d'autore
è il più adeguato strumento per raggiungere i vostri obiettivi?
– chiede il commissario – Certamente no, soprattutto perché
molti utenti vedono un questo meccanismo qualcosa di punitivo e
costrittivo”.
La Kroes ha dunque esortato l’industria culturale a cambiare alla
radice il modus operandi: “invece di mantenere le distanze dai
nuovo strumenti di distribuzione messi a disposizione dal mondo
digitale – raccomanda – l’industria dovrebbe farli propri”.
Il Web e il cloud computing offrono "una modalità
completamente nuova per l'acquisto, la diffusione e la
fruizione di qualunque opera artistica – ricorda – nonostante il
quadro normativo costruito attorno di copyright non sia tanto
flessibile da trarne vantaggio”. Ma la tecnologia da sola non
basta. In questo senso la Kroes auspica la redazione di norme che
"autino il fiorire di nuovi modelli di business più
digitali".