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Ddl intercettazioni, levata di scudi contro la norma “ammazza-blog”

L’opposizione dichiara guerra all’articolo che prevede l’obbligo di rettifica anche per i siti che non sono testate giornalistiche. Pd, Api, Idv e Federazione della Sinistra concordi: “Così si viola la libertà di espressione e informazione”

26 Set 2011

L’opposizione e il popolo della Rete scenda in campo contro il
ddl sulle intercettazione che – in una norma ad hoc – prevede
l'obbligo di un sito web e non solo una testata giornalistica,
di rettificare un articolo o notizia pubblicata entro 48 ore dalla
richiesta via email da persone che si ritengono lese dal contenuto
presente.

Secondo Paolo Gentiloni, responsabile Forum Ict
del Pd, “il ddl oltre a colpire drasticamente gli strumenti per
combattere delinquenza e criminalità contiene un incredibile
attacco a Internet''.
''Trasferire le norme sull'obbligo di rettifica tipiche
della carta stampata, alla rete è ovviamente impossibile.
L'unica conseguenza di una tale assurdità giuridica sarebbe il
blocco di fatto di siti, blog e social network – sottolinea – 23
milioni di italiani usano i social network ma questo governo
'televisivo' non se ne è ancora accorto. In Parlamento il
Pd utilizzerà ogni mezzo disponibile contro questo attacco alla
libertà delle rete''.

Stefano Gazziano, responsabile Internet e nuovi
Media dell’Api parla di “norma liberticida, scritta da sicuro
incompetenti”. ''Il governo – continua Gazziano –
ripropone ancora la norma che equipara qualsiasi 'sito
informatico' a giornali e stampa, obbligando il gestore a
pubblicare correzioni di chicchessia si senta diffamato
semplicemente 'entro 48 ore dalla richiesta pena multe fino a
12.000 euro''.

''Social network e blog non sono equiparabili a giornali e
periodici, anche telematici- insiste l’esponente dell’Api – La
diffamazione a mezzo stampa esiste già nella legislazione e si
applica anche per via telematica. Non c'è nessun bisogno di
questa nuova limitazione. Dobbiamo cercare di impedire questa
pesante violazione alla libertà di espressione. Quella norma non
deve essere approvata''.

“La legge sulle intercettazioni è un bavaglio 'ad
personam' – rimarca il capogruppo Idv alla Camera,
Massimo Donadi – Solo un governo allo sfascio e
prossimo al tracollo può pensare di approvare una norma che serve
solo ad impedire la pubblicazioni di intercettazioni che inchiodano
il premier ed i suoi scherani''.

''L'Italia nonostante Berlusconi – aggiunge Donadi –
è ancora una grande e forte democrazia e non approverà mai una
legge che censura l'informazione, degna più di un regime
autoritario che di un paese dell'Unione Europea. Mettere il
bavaglio per salvare le apparenze e impedire che si scoprano
scandali, reati e comportamenti vergognosi è solo un atto
illiberale di un governo finito, senza più alcun orizzonte
politico''.

Secondo Manuela Palermi, responsabile
Comunicazione del Pdci-Federazione della sinistra, il ddl “pur di
censuare le notizie, e coprire con un velo pietoso i vizi e le
malefatte del premier, ora provano a mettere la museruola anche ad
internet e alla sua rete, uccidendo così lo strumento più libero
e immediato di comunicazione".

"Il ddl è di una pericolosita' inaudita – puntualizza
la Palermi – I signori del governo, da una parte, dimostrano la
loro totale malafede, colpendo uno dei mezzi di indagine piu'
adeguati, facendo del male alla giustizia italiana, e
dall'altra palesano la loro ossessione nei confronti della
libera informazione, che va definitivamente a  farsi
benedire".

Anche il mondo di giornalismo si mobilita. Roberto
Natale
, presidente della Federazione nazionale della
stampa italiana, annuncia per giovedì 29 settembre una
manifestazione a Piazza del Pantheon a Roma, alle 15. “Il governo
Berlusconi riporta in aula il decreto legge sulle intercettazioni
che ci scipperà del diritto di sapere, che renderà ai magistrati
difficile indagare e ai giornalisti impossibile raccontare i fatti.
Un’altra legge ad personam – dice Natale -Non se ne può più.
Ogni volta che uno scandalo colpisce il Presidente del Consiglio,
il Governo torna a voler limitare la libertà d’informazione. Non
ce la faremo togliere, questa libertà".