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De Benedetti: “L’alleanza editori e Web salverà i giornali”

“Bisogna trovare il modo di retribuire i contenuti su Google e contenere gli appetiti di Apple sui ricavi prodotti dai giornali attraverso l’iPad”

25 Giu 2010

A salvare i giornali sarà l’iPad oppure i servizi di Google? Se
lo chiede Carlo De Benedetti in un intervento sul Sole24Ore di
oggi.
“Credo che né il motore di ricerca dalle mille risorse né
l’oggetto tecnologico più efficace e divertente ora sul mercato
possano farcela da soli – sottolinea De Benedetti -. Sarà invece
la sinergia a tre ( i due colossi della rete più gli editori) a
ridare futuro all’informazione”.  Questa auspicabile sinergia
potrebbe però essere bloccata dalla rivalità tra Mountain View a
Cupertino, nella quale si potrebbe inserire anche Microsoft.

E gli editori? Quale ruolo dovrebbero svolgere? Secondo De
Benedetti “devono testare e condividere al più presto i modi per
retribuire i contenuti editoriali su Google e contenere gli
appetiti di Apple sui ricavi prodotti dal successo dei giornali
sull’iPad – spiega -. Per fortuna questa concorrenza potrebbe
far crescere le quote di competenza tra gli editori”.
Una volta risolte queste criticità la palla passerà ai produttori
di contenuti. In altre parole alla fine “conteranno sempre la
qualità giornalistica e la capacità di adeguare l’informazione
alle sfide che pone la tecnologia.

“Per arrivare alla sofisticazione dei quotidiani odierni ci sono
volti quattro secoli”, ricorda De Benedetti”. Ora l’obiettivo
è “Trovare una sintesi tra il risultato di quei quattro secoli
di intelligenza e lavoro e le potenzialità del digitale”,
utilizzando “gli stessi mattonicini informativi per costruire
prodotti editoriali diversi”.

Ma bisogna fare presto, investendo su quello c’è già
disposizione per evitare far lievitare i costi. “Negli altri
Paesi lo stanno facendo – conclude -. Spostare il focus dalla
stampa all’audience ha consentito in tre anni di quintuplicare la
quantità e migliorare la qualità dei contenuti del Daily
Telegraph e del Sunday Telegraph. Ora tocca a noi”.