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Digitale terrestre resta l’incognita frequenze

Il processo di migrazione verso il Dtt procede senza un Piano nazionale di assegnazione. Quali saranno le cinque frequenze da assegnare con gara come promesso all’Ue?

15 Ott 2009

Da metà settembre a metà dicembre il 30% della popolazione
italiana completerà la migrazione dalla tv analogica al digitale.
“Il modello italiano di transizione al digitale terrestre è
l’avanguardia in Europa”, secondo Paolo Romani, viceministro
delle Comunicazioni.

Nessuna nuvola all’orizzonte dunque?, si chiede Marco Mele dell
Sole 24 Ore. Se ne affaccia una: “Maurizio Giunco, presidente
delle tv locali della Frt denuncia ‘la mancata soluzione della
numerazione dei canali, con più canali in conflitto per la stessa
posizione nella lista, a danno delle tv e degli utenti’. Questo,
a fronte dei 700 milioni di euro investiti dall’emittenza locale
nel digitale”, nota Mele. “Nell’area Torino-Cuneo sono undici
canali in conflitto per il posto numero dieci”.

Nel processo di migrazione italiano, scrive il giornale, si sta
procedendo senza un Piano nazionale di assegnazione, senza quindi
determinare quali saranno le cinque frequenze da assegnare con gara
come promesso all’Unione europea, a partire dalle regioni
digitali. “Tali frequenze rischiano di essere le meno
appetibili”, scrive Mele. “I decoder che arrivano in Italia,
inoltre, a volte sono ‘tarati’ per Paesi dove il numero delle
reti nazionali è minore. L’assetto del sistema, infine, fa sì
che solo Rai e Mediaset sperimentino l’Hd e che, senza limite di
legge al numero di reti, quello del 20% dei programmi si presti ad
essere aggirato”.