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Diritto d’autore, per Internet regole più soft

Agcom approva un nuovo schema di regolamento sulla pirateria, che apre alla consultazione pubblica. In caso di contenuti “illegali” scatta il processo per la rimozione, ma potrà essere bloccato in caso di ricorso al giudice

06 Lug 2011

L’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) ha approvato oggi
il testo della delibera sulla pirateria (“schema di regolamento
in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di
comunicazione elettronica”) e lo apre a una consultazione
pubblica per 60 giorni. Agcom ha fatto modifiche sostanziali al
testo precedente, venendo in parte incontro alle richieste di
coloro che l’accusavano di essere un forma di “censura del
web”.

I relatori sono Sebastiano Sortino e Gianluigi Magri (il presidente
gli ha chiesto stamattina di ritirare le dimissioni e ha
accettato). Il testo è stato approvato con il solo voto contrario
di Nicola D’Angelo e l’astensione di Michele Lauria.

La procedura contro i contenuti illeciti
Si
svolgerà in due fasi, secondo il nuovo testo. Nella prima, il
detentore di diritti d’autore chiederà al sito di rimuovere
entro quattro giorni un contenuto che considera illecito.
“Qualora l’esito non risulti soddisfacente per una delle parti,
questa potrà rivolgersi all’Autorità, la quale, a seguito di un
trasparente contraddittorio della durata di 10 giorni, potrà
impartire nei successivi 20 giorni (prorogabili di altri 15) un
ordine di rimozione selettiva dei contenuti illegali o,
rispettivamente, di loro ripristino, a seconda di quale delle
richieste rivoltegli risulti fondata”, spiega l’Autorità in
una nota. Se Agcom ritiene che il contenuto è davvero illecito,
chiederà al sito di rimuoverlo. In caso di rifiuto, lo multerà
con le tipiche sanzioni applicabili a chi disattende un ordine
dell’Autorità: fino a 250 mila euro. Comunque il sito potrà
rivolgersi al Tar del Lazio per opporsi alla multa. La procedura si
blocca se una delle due parti si rivolge alla magistratura.

Contro i siti esteri c’è un elemento in più. Alla fine del
contradditorio, Agcom sa di non poterli multare e per questo
motivo, nel precedente testo, voleva esercitare il potere di
inibizione all’accesso (cioè chiedendo ai provider internet di
oscurare il sito agli utenti italiani). Adesso invece si limiterà
a mandare avvisi ai provider, che saranno liberi di decidere se
oscurarlo. In caso contrario, Agcom si rivolgerà alla
magistratura, la quale potrà poi emanare un ordine di
oscuramento.

Secondo i promotori della protesta contro la delibera (il movimento
Sitononraggiungibile), il rischio adesso è che Agcom carichi la
responsabilità sulle spalle dei provider; i quali certo non sono
obbligati a oscurare il sito, su avviso di Agcom (non è un ordine,
ma una segnalazione), ma poi potrebbero essere considerati
corresponsabili della violazione del diritto d’autore dalla
magistratura.

C’è un’altra incognita. A quanto risulta, Agcom manderà una
segnalazione al governo, al quale chiederà alcune cose: “di
facilitare l’accesso legittimo alle opere via internet; gli
esporremo inoltre la difficoltà oggettiva di oscurare siti esteri,
che possono continuamente cambiare indirizzo per evitare i
filtri”, spiegano dall’Autorità. Secondo Fulvio Sarzana,
avvocato esperto di diritto su internet e promotore della protesta,
in questa segnalazione Agcom potrebbe anche chiedere al governo
poteri più forti per oscurare i siti esteri (nel caso,
all’interno del recepimento della direttiva europea Telecoms
Package).

Le esclusioni
Agcom prevede una serie di esclusioni, per quanto riguarda i
contenuti che potrebbero essere rimossi. La misura non riguarderà
infatti “i siti non aventi finalità commerciale o scopo di
lucro; l’esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o
discussione; l’uso didattico e scientifico; la riproduzione
parziale, per quantità e qualità, del contenuto rispetto
all’opera integrale che non nuoccia alla valorizzazione
commerciale di questa”.

La promozione dell’offerta legale
Parte della delibera è mirata a promuovere l’offerta legale di
opere sul web. Obiettivi: “individuazione di misure di sostegno
allo sviluppo dei contenuti digitali e delle soluzioni idonee alla
riduzione delle barriere normative”. “Elaborazione di codici di
condotta dei gestori dei siti e dei fornitori di servizi di media
audiovisivi e radiofonici”. “Promozione di accordi tra
produttori e distributori per la riduzione delle finestre di
distribuzione, e la messa a disposizione di contenuti con modalità
di acquisto semplificate e a costi contenuti”. “Promozione di
accordi tra operatori volti a semplificare la filiera di
distribuzione dei contenuti digitali relativi alle nuove modalità
di sfruttamento favorendo l’accesso ai contenuti premium”.
“Individuazione di criteri e procedure per l’adozione di
accordi collettivi di licenza”. “Realizzazione di campagne di
educazione alla legalità nella fruizione dei contenuti”.
“Osservatorio per monitorare i miglioramenti della qualità e le
riduzioni dei prezzi dell’offerta legale di contenuti
digitali”.

Il presidente Corrado Calabrò ha dichiarato: “Abbiamo messo a
punto un testo attentamente riconsiderato, dal quale sono state
eliminate ambiguità e possibili criticità, fugando così
qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei
provvedimenti dell’Autorità e sul rapporto tra l’intervento
amministrativo e i preminenti poteri dell’Autorità
giudiziaria”. “E’ nostra intenzione stimolare un dibattito
approfondito e aperto a tutti i contributi e a tutte le voci della
società civile, del mondo web e di quello produttivo, della
cultura e del lavoro. In questo spirito ho anche dato la mia
disponibilità a un’audizione presso le competenti Commissioni
parlamentari sullo schema di regolamento qualora il Parlamento lo
ritenga opportuno”.