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Divieto di trading nel nuovo Piano frequenze

Isofrequenza e un terzo di risorse alle locali nel nuovo Piano votato all’unanimità dal Consiglio Agcom, che (sulla carta) assegna alla banda larga mobile gli white spaces. Ma la partita rimane aperta: ora i negoziati passano ai tavoli locali. Calabrò: passaggio ineludibile

03 Giu 2010

Divieto di trading, un terzo dello spettro pianificabile alle
locali e, sulla carta, anche un dividendo digitale da riservare
alla banda larga mobile nel nuovo Piano frequenze italiano. L’ha
approvato, dopo mesi di polemiche e guerre politiche, il Consiglio
di Agcom (presieduto da Corrado Calabrò, relatori Stefano Mannoni
e Michele Lauria). A sorpresa il nuovo piano ha raccolto il voto
unanime dei commissari, pur arrivando dopo la battaglia portata
avanti, oltre che dalle tv locali, anche dal viceministro alle
Comunicazioni Paolo Romani e dall’associazione Dgtvi guidata da
Andrea Ambrogetti.

Il provvedimento approvato oggi è in realtà un primo passo. Il
completamento degli aspetti attuativi avverrà nel corso di tavoli
tecnici che verranno organzizati nelle varie aree ancora da
digitalizzare.

Se in teoria Agcom parla di riservare “white spaces”, frequenze
inutilizzate, al dividendo digitale esterno (da destinare ai
servizi innovativi), in realtà rimane ancora aperta la partita con
sul numero di frequenze da negoziare con le emittenti locali e
sulla volontà che vorrà esercitare il governo sulle eventuali
risorse non utilizzate dalle locali stesse.

Il Piano – spiega l'Agcom – si conforma ai principi di uso
pluralistico ed efficiente delle frequenze su tutto il territorio
previsti dalle norme legislative vigenti e dagli indirizzi
comunitari, fornendo i criteri tecnici e metodologici per la
pianificazione, nazionale e locale.

Viene prevista l'utilizzazione, spiega Agcom, della tecnica Sfn
(reti a isofrequenza) che, secondo Agcom permettera' di
soddisfare tulle le diverse esigenze: razionalizzazione delle reti
esistenti, nazionali e locali; nuove frequenze destinate alla gara
per gli operatori TV; frequenze per i servizi innovativi. Nel
piano, sono identificate le frequenze delle reti televisive
nazionali da utilizzare di norma in tecnica isofrequenziale. Tali
reti, tra cui quelle destinate a nuovi soggetti (dividendo digitale
interno), sono equivalenti tra loro, sia in termini di copertura
sia in termini di coordinamento internazionale.

Il Piano tiene inoltre conto degli specifici obblighi di servizio
pubblico, dell'articolazione regionale di Rai 3 e
dell'informazione, nonche' dello sviluppo dei servizi
innovativi. Secondo quanto indicato dalla legge, il Pnaf riserva
oltre un terzo delle frequenze pianificabili alle emittenti
televisive locali. Al fine di garantire il massimo pluralismo e di
favorire un uso efficiente ed effettivo delle frequenze, la
pianificazione di dettaglio avverra' attraverso la convocazione
di appositi 'tavoli tecnici', anche per assicurare
continuita' a quanto avvenuto regioni che hanno gia'
effettuato il passaggio al digitale terrestre.

L'azione di riorganizzazione dello spettro frequenziale
dovra' essere condotta in cooperazione con il ministero dello
Sviluppo Economico che ha competenza sulle modifiche del Piano
nazionale di ripartizione delle frequenze.

''Il Piano di assegnazione delle frequenze -afferma
Calabro' esprimendo soddisfazione per la decisione assunta dal
Consiglio dell'Agcom- e' un adempimento caratterizzante e
fondante dell'attivita' dell'Agcom ed e' stato
adottato dopo un'approfondita consultazione che ha coinvolto
tutti i soggetti interessati e a seguito di un confronto con il
ministero per lo Sviluppo Economico, al quale spettano le
attivita' di coordinamento delle frequenze in sede
internazionale. L'approvazione del Piano rappresenta un
passaggio ineludibile che l'Autorita', in linea con il suo
ruolo istituzionale, ha portato a compimento in piena autonomia
tecnica ed e' dotato della necessaria flessibilita' per
rispondere alle esigenze attuali e ai futuri sviluppi
tecnologici''.

''Il piano delle frequenze approvato oggi da Agcom puo'
contribuire a un uso piu' ordinato ed efficiente di una risorsa
pubblica scarsa e finora caratterizzata da una vera e propria
giungla'': lo dichiara il responsabile comunicazioni del
Partito Democratico, Paolo Gentiloni. ''Molto
dipendera' dai passi successivi – sottolinea Gentiloni – che mi
auguro vadano nella direzione giusta. In
particolare – prosegue il responsabile comunicazioni del Pd  tre
sono le condizioni indispensabili: evitare che Rai e Mediaset
superino il tetto di multiplex indicato dall'Unione Europea;
assicurare un'effettiva apertura del mercato, assegnando con
una gara seria i cinque multiplex per i nuovi entranti; ricavare
dal passaggio della tv al digitale quel 'dividendo' a
favore della banda larga come negli altri paesi europei''.

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