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E-book, Italia allo start. Negli Usa il 2% del mercato

Marco Polillo, Aie: “L’editoria italiana è attenta e pronta, nel rispetto del diritto d’autore”

25 Giu 2009

Rappresenta il 2% del mercato americano del libro e lo 0,03% di
quello italiano. Sono queste le cifre dell’e-book presentate
all’Editech 2009, la Giornata internazionale di studio e
approfondimento presso l’Associazione italiana Editori (Aie), per
far conoscere agli operatori le tendenze in atto e le prospettive
nell’ambito dell’innovazione tecnologica nel settore
editoriale.
Secondo Micheael Healy del Book Industry Study Group sui 40miliardi
circa del mercato americano l’e-book vale oggi 793milioni di
dollari, mentre l’audio book raggiunge il miliardo di dollari,
pesando per il 2,5%.

Un mercato ancora piccolo, dunque, ma molto dinamico, al punto che
il giro d’affari all’ingrosso dell’e-book del solo mese di
aprile 2009 si attesta negli Stati Uniti su un +228%, secondo i
dati Idpf, rispetto allo stesso mese dello scorso anno e che nel
2008 la crescita è stata del 68,4%, come evidenziato da Michael
Smith dell’International digital publishing forum.
Per quanto riguarda l’Italia, invece, le stime fornite
dall’Ufficio studi dell’Aie rilevano per il mercato degli
audiolibri e dell’e-book un peso inferiore allo 0,03% sul mercato
complessivo del libro. Cifre emerse nel corso del Convegno,
promosso da Aie in collaborazione con Siemens e con il supporto di
alcune delle principali aziende che operano nel settore delle
tecnologie applicate al mondo dell’editoria quali Open Text,
Promedia solutions, Rotomail Italia e Telecom Italia, che vuole
fornire un panorama aggiornato a livello internazionale e nazionale
sull’impatto che le tecnologie possono avere per le case
editrici. Al centro, il tema dell’e-book ma non solo.

Spazio quindi al caso Kindle, il dispositivo portatile di Amazon
che è stato presentato da Madeline McIntosh – secondo cui i
lettori che hanno acquistato un Kindle comprano libri 2,6 volte in
più rispetto a quando non lo avevano – ma anche ai contenuti
digitali nella scuola, alla soluzione tedesca per l’industria del
libro fornita da libreka! presentata da Ronald Schild, alle
tecniche di vendita degli e-book in base all’esperienza della
danese ebog.dk. Anche i social network e i community text hanno
preso parte al convegno con l’esperienza della casa editrice
inglese Pan Macmillan che ha cercato di rendere sia le proprie
opere sia la casa editrice più orientata al mondo delle community,
aprendo il processo editoriale e i testi al social web. Caso questo
non isolato se si pensa che nel solo primo trimestre 2006
l’editoria ha investito sul web 2.0. – con Youtube, Facebook ad
esempio – 455,5 milioni di dollari.

A parlare della situazione italiana il presidente degli editori
Marco Polillo: “L’editoria italiana è consapevole
dell’importanza dell’evoluzione tecnologica in atto e delle
opportunità che si possono aprire – ha spiegato – ma vi è anche
la profonda e diffusa consapevolezza della complessità dei
problemi che le innovazioni di processo e di prodotto
oggettivamente pongono rispetto al tradizionale mercato del libro,
in primis per il rispetto e la tutela del diritto d’autore”.