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Facebook: il nostro sito lo monitoriamo noi

Il network annuncia di essere già in contatto con le autorità italiane. Ma avverte: “Il fatto che alcuni tipi di contenuti possano infastidire – per esempio critiche alle politiche del governo e alle ideologie politiche – non è una ragione sufficiente per rimuovere una discussione”

16 Dic 2009

Facebook monitora l’Italia. Dopo l'apparizione di gruppi
sulle reti di social network che inneggiavano all'aggressione
contro il premier, il sito social annuncia che provvederà a
rimuovere i "contenuti minacciosi" dalle sue pagine
appena venga richiesto il suo intervento e aggiunge di essere già
in contatto con le autorità italiane.

"Su Facebook non è permesso pubblicare contenuti minacciosi,
promuovere o incoraggiare atti violenti, contro chiunque e in
qualunque luogo. Provvederemo a rimuovere qualunque contenuto di
questo tenore, per cui ci sia richiesto un intervento", dice
la dichiarazione.

"Abbiamo un team dedicato in Europa che parla italiano e che
sta esaminando con estrema attenzione tutte le richieste di
intervento con contenuti relativi al Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi. Risponderemo con tempestività, eventualmente
cancellando ogni tipo di contenuto che minacci direttamente o
supporti atti violenti contro persone".

"Su questo tema, siamo anche in contatto con le autorità
italiane", aggiunge il sito di social network, che vanta oltre
350 milioni di iscritti nel mondo. Facebook però mette in guardia
anche da facili censure: "Il fatto che alcuni tipi di commenti
e contenuti possano infastidire – per esempio critiche alle
politiche del governo e alle ideologie politiche – non è una
ragione sufficiente per rimuovere una discussione. Questi dibattiti
online non sono altro che un riflesso di quello che avviene
offline, dove le conversazioni hanno luogo liberamente nelle case
delle persone, via email o al telefono".

Facebook ha già chiuso, riporta anche l’Herald Tribune, la
principale pagina di fan che era stata aperta a sostegno di Massimo
Tartaglia (100mila utenti in meno di 48 ore). Altre pagine, con
molti meno “fan” sono ancora aperte; alcune riuniscono migliaia
di utenti che esprimono supporto all’attentatore.

L’Herald Tribune nota che l’attacco al premier italiano e la
pronta risposta di Facebook arrivano proprio mentre a Milano
quattro executive di Google sono sotto processo per non aver
monitorato i contenuti che venivano messi online e aver di fatto
consentito che il video sui maltrattamenti a un ragazzo disabile
girasse per giorni su YouTube. La stessa Facebook è già finita
sotto la lente di regolatori e governo italiani per alcuni
contenuti inseriti sulla sua rete. Di recente, il sito ha dovuto
bloccare le pagine aperte da diversi gruppi "che invitavano a
'Uccidere Berlusconi'”. Berlusconi "è una figura
contestata", conclude l’Herald Tribune, e non stupisce che
tale contestazione trovi voce su Facebook, un sito che in 15 mesi
di presenza in Italia ha riunito 12 milioni di utenti attivi, pari
al 20% della popolazione.