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Frequenze, emittenti locali contro la delibera Agcom

09 Apr 2009

«Un prossimo disastro». Così il CNT-TPD, Terzo Polo Digitale ha
«tradotto in pratica quanto stabilito dall'Autorità per le
Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) con una delibera del 7 aprile
2009 che avvia il percorso per il definitivo spegnimento delle reti
analogiche e la conversione delle reti digitali esistenti».
Secondo le emittenti locali, infatti, nonostante si vada «già
predicando che per effetto di tale delibera Rai e Mediaset avranno
un multiplex in meno» sarebbe solo «fantasia».

Secondo il Terzo Polo Digitale «Rai e Mediaset avranno due reti
per l’analogico e due per il digitale». Considerendo, dice
ancora il comunicato che «Mediaset, oggi, ha due reti digitali in
Dvb-t e tre reti analogiche. Telecom Italia Media, che ha due reti
analogiche e due digitali, ne avrà tre» tutto questo «mentre una
è prevista per Rete A, Europa 7, D-Free e ReteCapri (che insiste
per averne due, avendo già due mux operativi denominati Alfa e
Omega)».

Nella traduzione della delibera fatta dal Terzo Polo Digitale, «in
tutto ci saranno sedici reti nazionali, alle quali si aggiungono le
cinque che, come detto, saranno assegnate con procedura
competitiva: per tre reti sono escluse Rai e Mediaset e TI media
che potranno entrare in gara per le altre due». La quinta, una a
testa, «Rai e Mediaset potranno conquistarla con l’obbligo, per
cinque anni, di cedere a terzi il 40% della capacità
trasmissiva».

«A queste 21 reti nazionali (16+5) in DVB-T, però, se ne devono
aggiungere, per le tv nazionali, 3 o 4 in Dvb-H per un totale di 25
reti digitali nazionali». Ma per la Tv mobile, dicono le emittenti
locali, «tre sono già assegnate, una a Rai, una a Mediaset e la
terza a H3G».

Ad andare in gara sarà la quarta, 1se ci sarà spazio – fanno
notare dal Terzo Polo». Gara alla quale potranno partecipare anche
Mediaset e Rai arrivando così a «cinque reti più una per la tv
mobile» con il solo limite – scrivono nel comunicato – «del 40%
su una rete per cinque anni».

A detta delle emittenti locali «questa riserva è solo l’ultima
trovata furbesca per confermare il monopolio, creare barriere
insuperabili all’ingresso».

Il Terzo Polo Digitale, poi ricorda anche che «in Sardegna, la cui
situazione è stata contestata dalla commissione Ue, che ha preteso
di stabilire nuove regole, Rai e Mediaset hanno cinque reti in
Dvb-t più una in Dvb-h. TiMedia ha quattro reti e, a meno di non
vincere una gara cui difficilmente parteciperà, sarà l’unica ad
averne realmente una in meno».

Insomma, le emittenti locali, lamentano che con la delibera del 7
aprile dell'Agicom si confermerebbe «la trasposizione del
duopolio dall’analogico al digitale» e che «per effetto della
delibera, inoltre, ad avere la peggio saranno le televisioni locali
che, oltre agli ancora persistenti problemi di disparità e non
pluralismo nel mercato della programmazione, degli impianti di
trasmissione, ecc., devono subire la potenza di fuoco dei
riconfermati duopolisti».

Il caso di Retecapri
Anche Retecapri, emittente nazionale indipendente che trasmette
dall'isola di Capri, contesta duramente quanto stabilito
dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) con la
delibera del 7 aprile 2009. 

«Le disposizioni dell'Agcom, nata dalle pressioni
dell'Unione Europea, ultime in ordine di tempo le lettere del 3
aprile 2009 delle commissarie europee Neelie Kroes e Viviane Reding
– dice Retecapri – danno la possibilità ai duopolisti di avere 4
multiplex e di poter accedere a due dei 5 multiplex che saranno
messi all'asta raggiungendo comodamente quota 5, che è il
limite abnorme fissato dall'Agcom».

La tv di Capri contesta anche la «disparità di assegnazione
considerando che a Retecapri si vorrebbe riconoscere un solo
multiplex». L'emittente, invece, «dispone di due multiplex
già operativi, denominati Alfa e Omega, per cui ritiene
un'elemosina la limitazione ad uno solo».

«Le 21 reti nazionali designate non risultano essere uguali –
sottolinea l'emittente – sia per qualità che per copertura,
per cui l'assegnazione dovrebbe garantire a ciascuno degli
operatori nazionali almeno un mux di “serie A”, ossia di buona
qualità e copertura, ma sembra non essere stato citato questo
principio».  

Retecapri, dunque, «intende impugnare la delibera dell'Agcom e
i successivi provvedimenti ad essa legati, oltre che tutti i
provvedimenti adottati dai tavoli di lavoro per il digitale
terrestre».