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Google, indagini Antitrust in Italia e negli Usa

Si fa alta la pressione sul motore di ricerca. Oltre all’istruttoria dell’Authority di Catricalà per possibile abuso di posizione dominante, anche i regolatori americani tengono d’occhio l’acquisizione di AdMob, società per la pubblicità mobile

12 Mar 2010

Altri grattacapi in vista per Google. Non solo in Italia, ma anche
a casa propria, negli Usa. “Benché contrariati da questa
decisione, continueremo a collaborare costruttivamente con
l'Autorità nella convinzione che le nostre attività
rispettino le normative in vigore sulla competizione nel mercato”
ha replicato l’azienda alla notizia che l'Antitrust italiano
ha deciso di estendere a Google Ireland Limited l'istruttoria
per possibile abuso di posizione dominante riguardo le condizioni
imposte in Italia agli editori dei siti web nei contratti di
intermediazione per la raccolta pubblicitaria online.

L'Antitrust ha deciso di estendere l'istruttoria per
possibile abuso di posizione dominante, avviata nei confronti di
Google l'estate scorsa, alle condizioni imposte in Italia agli
editori dei siti web nei contratti di intermediazione per la
raccolta pubblicitaria online.

Ma anche l’Antitrust Usa tiene d’occhio il business pubblicità
del motore di ricerca. In particolare i regolatori stanno mettendo
insieme le prove che potrebbero portare a un’azione antitrust
riguardo all’acquisizione, per 750 milioni di dollari, di AdMob,
società per l’advertising online.

L’intensificazione delle indagini Usa danno l’esatto segno del
crescente disagio regolatorio di fronte all’espansione del motore
di ricerca nella pubblicità su Internet. E' di 18 mesi fa la
minaccia di uno stop da parte del dipartimento Usa di Giustizia al
ventilato patto Google-Yahoo sul search advertising.

Di fatto la pubblicità nel mobile, anche grazie al boom delle
mobile applications, desta molte preoccupazioni ai controllori
della concorrenza. L’acquisizione di AdMob potrebbe portare a un
eccesso di concentrazione di potere, ma le misurazioni non sono
agevoli. Secondo Idc, Google e AdMob potrebbero coprire circa il
21% del business mondiale della pubblicità online. Secondo Ground
Truth, la sola AdMob copre il 61% della pubblicità online nel
mercato Usa.

L'inchiesta italiana si concentra invece su AdSense, programma
di affiliazione attraverso il quale i proprietari di siti Internet
possono vendere spazi pubblicitari utilizzando Google come
intermediario. In base al contratto standard, denominato
"Termini e Condizioni Generali del programma AdsenseTM Online
di Google", acquisito dagli uffici Antitrust in sede
ispettiva, gli utenti del programma AdSense ricevono come
corrispettivo somme determinate da Google di volta in volta a sua
assoluta discrezione; Google non assume alcun obbligo di comunicare
come tale quota sia calcolata; i pagamenti sono calcolati
esclusivamente sulla base dei registri tenuti da Google; Google
può inoltre modificare in qualsiasi momento la struttura di
determinazione dei prezzi e/o dei pagamenti a sua esclusiva
discrezione.

In sostanza, sottolinea l'Antitrust, il contratto standard di
AdSense (stipulato con la società Google Ireland Limited alla
quale l`Antitrust ha esteso l`istruttoria) prevede che l`editore
riceva come corrispettivo una somma di denaro che rappresenta una
quota dei ricavi realizzati da Google per gli annunci pubblicitari
visualizzati sulle proprietà dell`editore in questione. Nei
contratti conclusi dagli editori per l`affiliazione al programma
AdSense la percentuale di 'revenue-sharing' ad essi
spettante è tuttavia definita senza che Google fornisca alle
controparti elementi utili a verificare la determinazione dei
corrispettivi effettivamente percepiti.

Per l'Authority presieduta da Catricalà "le condizioni
contrattuali fissate da Google non consentono agli editori di siti
web affiliati di conoscere in maniera chiara, dettagliata e
verificabile elementi rilevanti per la determinazione dei
corrispettivi loro spettanti. L`assenza di trasparenza e
verificabilità su informazioni necessarie per valutare l`attività
di intermediazione svolta in concreto da Google – dice
l'Autorità – incide significativamente su aspetti rilevanti
dell`attività commerciale e imprenditoriale degli editori che
aderiscono al programma AdSense, ostacolando, ad esempio, la
pianificazione dello sviluppo e del miglioramento dei propri siti
web nonché l'apprezzamento della convenienza di eventuali
altre offerte provenienti da intermediari concorrenti".

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