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Google lancia Music Onebox. E sfida Apple sul suo campo

Il motore di ricerca attacca iTunes. Il nuovo servizio dirotta sui negozi online partner i milioni di utenti che ogni giorno fanno ricerche relative alla musica

29 Ott 2009

Non è un attacco diretto a Apple e al suo iTunes. Ma mette le armi
in mano ai concorrenti di iTunes. Dopo i rumor delle scorse
settimane Google finalmente lancia (per ora solo sul mercato Usa)
il nuovo servizio per la ricerca di musica online, Music Onebox.
Funziona così: digitando titolo o altre parole relative a un
brano, l’utente potrà ascoltare gratis in streaming una parte o
tutta la canzone e con un solo altro click potrà eventualmente
comprarlo (o noleggiarlo) a prezzi competivivi dai vari store
online (gli accordi stretti fin qui da Google, sempre per il
mercato mericano, riguardano Lala, iLikie di MySpace, Rhapsody,
Pandora Media, Imeem).

Una mossa che potrebbe rimescolare tutte le carte sul tavolo della
musica online. Gli industriali della musica sono entusiasti (Google
non chiede di partecipare agli introiti del business: il suo
modello è, al solito, basato sulla pubblicità) e pronti a
incoronare il motore di ricerca. Che oltretutto mette a segno
un’altra rete nella partita anti-Apple – colpendola nel suo
terreno di elezione, quello della musica online – già scattata sul
campo dei sistemi operativi (Android) per gli smartphone.
L’industria musicale d'altra parte ha fiducia che la Onebox
possa dare una mano nella guerra alla pirateria incanalando, come
un pifferaio magico, gli utenti verso forme “facili”, e
finalmente legali, di acquisto.

Google (in questi giorni negli Usa ha toccato il picco del 70% di
ricerche online), sostiene di non volersi confrontare direttamente
con il business musicale come quello di iTunes o Amazon. “Non ci
interessano le licenze per vendere direttamente musica su Google:
siamo solo uno strumento di ricerca” dicono a Mountain View.

Ma dirottando i milioni di utenti verso i siti parner, Google li
arma nella guerra a iTunes che con il suo store rappresenta il 69%
delle vendite della musica digitale Usa e il 35% di tutte le
vendite, inclusi gli album offline (secondo la società Npd).
Amazon, il secondo player, raggiunge appena il 9% di vendite della
musica digitale. Uno dei futuri siti partner dell’operazione
Google per esempio, Lala, permette l’ascolto di un album intero
prima dell’acquisto (contro il pezzetto offerto in anteprima da
iTunes) e vende brani per lo streaming a 10 centesimi e per il
download a 89 centesimi.

Il potenziale bacino di Google è sterminato. Sono milioni le
persone che già usano il motore di ricerca per informazioni sulla
musica, su concerti, gruppi, parole, accordi. Il 30% delle ricerche
effettuate su Google riguardano il mondo musicale (secondo Experian
Hitwise che traccia il traffico Internet). Le parole “musica” e
“parole” (lyrics) sono nella top ten della parole più digitate
su Google.