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Google rilancia sulla Cina. E propone un sito-ponte

L’azienda Usa sottoporrà alle autorità cinesi un “nuovo approccio” in grado di rispettare le leggi del Paese e di mantenere il contatto con un mercato da 400 milioni di utenti

30 Giu 2010

Perdere l’accesso a oltre 400 milioni di navigatori Internet, la
popolazione online più numerosa del mondo, e ancora in forte
crescita, è un prezzo troppo alto da pagare, anche per Google e la
sua crociata contro la censura del web. Per questo il colosso della
Internet search ha deciso di tentare un’ultima carta per evitare
di uscire definitivamente dal mercato cinese, come minacciato a
inizio anno: cambierà il modo di accesso ai suoi servizi.

In un intervento sul suo blog, il capo del dipartimento legale del
gruppo di Mountain View, David Drummond, afferma che dopo
''una serie di conversazioni con funzionari cinesi appare
chiaro che essi non ritengono accettabile'' il metodo usato
negli ultimi mesi, ovvero il fatto che dopo aver chiuso il sito
Google.cn ad aprile, gli utenti cinesi del motore di ricerca
americano siano indirizzati al sito di Google di Hong Kong
(google.com.hk), che non è sottoposto alla censura delle autorità
di Pechino, come riporta il Financial Times.

Ma domani scade la licenza che permette a Google di operare in Cina
e la compagnia deve fare una richiesta di proroga alle autorità.
Nella situazione attuale, “la nostra licenza di Internet content
provider (Icp) non verrà rinnovata'', ha precisato
Drummond, “e senza tale licenza, non possiamo gestire un sito
come Google.cn. Google sparirebbe dalla Cina''.

La soluzione proposta da Google è un nuovo sito web, accessibile
dalla Cina, dal quale non è possibile fare ricerche ma è
possibile accedere al sito Google di Hong Kong facendone richiesta.
Questa soluzione, secondo Drummond, permette a Google di rispettare
il proprio impegno a non sottoporsi alla censura cinese rispettando
allo stesso tempo le leggi del Paese. Il rinnovo della licenza Icp
verrà chiesto per questo nuovo sito e Google si dice
“fiduciosa” che la sua licenza venga rinnovata su queste basi,
ma l’azienda non ne ha ancora discusso con le autorità di
Pechino.

In seguito al braccio di ferro con il governo cinese, Google ha
perso quote di mercato in Cina, a beneficio del suo principale
concorrente, il locale Baidu.com. Ma l’impatto della vicenda
sulle entrate cinesi di Google è stato nel complesso inferiore a
quanto previsto, secondo Analysys, perché lo share della ricerca
online cinese sulle entrate del colosso americano è sceso solo di
cinque punti percentuali, al 30%, nel primo trimestre.