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I misteri del decoder unico e la piccola “breccia” di Comex

Il box è prodotto da  febbraio su autorizzazione di Nds e di Sky Italia e riceve tutti i programmi Sky più quelli non criptati su digitale terrestre e Tivù Sat

17 Set 2009

Dal digitale terrestre al satellite con un solo telecomando:
l’Authority lo aveva chiesto già nel 2000 e torna a premere su
questo tasto ancora oggi. Sul mercato, tuttavia, esiste una
soluzione, unica breccia, parziale, “aperta nella muraglia che la
tv satellitare ha posto a difesa del suo decoder proprietario”,
come sottolinea Stefano Caviglia su Economy. “La guerra
commerciale fra Rai e Sky, con la decisione dell’emittente
pubblica di far ‘scendere’ dalla piattaforma della tv di Rupert
Murdoch alcuni programmi, ha riportato in scena una vecchia
conoscenza che sembrava dimenticata: il decoder unico”, leggiamo.
Una delibera dell’Authority per le comunicazioni, oggi guidata da
Corrado Calabrò, lo indicò nel 2000, “all’epoca della
concorrenza spietata tra Stream e Telepiù, come soluzione per non
costringere gli italiani a riempirsi la casa di decoder e
telecomandi”.

Quella delibera però è rimasta lettera morta e “la situazione
attuale non rispetta i diritti degli utenti e probabilmente neppure
le condizioni previste dalla normativa”. Mentre l’Authority
compie un passo in avanti (lunedì 14 settembre ha deciso di aprire
un’istruttoria sul rispetto del contratto di servizio da parte
della Rai e sulle iniziative utili all’adozione di un decoder
unico per tv digitale e satellitare), Caviglia ricorda che il
decoder universale “c’è già, anche se incompleto. Lo produce
la Xdome (al 100% di Comex Spa) da febbraio su autorizzazione di
Nds e di Sky Italia. Ne sono stati prodotti solo 15.000, di cui
7-8.000 in mano ai distributori”. Il costo è di 199 euro.
“Vede” tutti i programmi Sky più quelli non criptati su
digitale terrestre e Tivù Sat; per quelli criptati occorre
inserire una Cam (conditioned access module), piccolo modulo
metallico del costo di 49-59 euro. L’autorizzazione alla Comex è
stata concessa infatti a patto che il suo decoder non contenga
schede di altri operatori. Perché poi la Comex sia l’unico
produttore autorizzato, conclude Caviglia, “non è chiaro”.