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Internet come la tv. E il Garante fa da “sceriffo”

Arriva in Parlamento il decreto del governo su tv e Internet: oltre al taglio degli spot, anche l’equiparazione della tv via Internet alla tv tradizionale

14 Gen 2010

Il governo trasforma il Garante per le Comunicazioni nello sceriffo
di Internet: dovrà controllare che i siti della Rete rispettino le
regole sul diritto d’autore. Scrive così Repubblica di oggi,
sottolineando che nel 2010 mettere lo spezzone di una partita o di
un film su YouTube potrà comportare richiami e sanzioni.

Il ruolo di “sentinella del Web” arriva al Garante, ricorda il
quotidiano, dal decreto legislativo del governo sulla tv e Internet
che ha già fatto discutere prima di Natale per i tagli alla
pubblicità su Sky. Ieri il decreto è arrivato in Parlamento per
ricevere un parere non vincolante dai senatori e, a seguire, dai
deputati.

Analizzando il testo, il senatore Vincenzo Vita (Pd) e il deputato
Giuseppe Giulietti hanno sottolineato come venga messo sullo stesso
piano televisione classica e televisione via Internet (Ip tv, web
tv, mobile tv) e come, ancora, stabilisca che i telegiornali e gli
altri programmi di informazione su Internet dovranno rettificare le
notizie eventualmente errate con le stesse modalità dei tg della
tv tradizionale.

"Abbiamo chiesto che vengano auditi in Parlamento tutti i
soggetti coinvolti e colpiti da questo provvedimento e che si
ricreino tutte le condizioni affinché si possa discutere nelle
commissioni parlamentari sul merito delle proposte senza
l'assillo della ristrettezza dei tempi, ricorrendo ad un
differimento della data per la votazione del parere". Così il
capogruppo del Partito Democratico in commissione Trasporti e
Telecomunicazioni alla Camera, Michele Meta, al termine della prima
seduta delle commissioni parlamentari competenti chiamate ad
esprimere il parere sul decreto legislativo del Governo di
recepimento delle direttiva comunitaria sulle televisioni, che
interviene pesantemente sull'affollamento pubblicitario delle
tv a pagamento e sulla disciplina del web. "Il Governo ha
utilizzato ancora una volta – spiega Meta – l'occasione del
recepimento di una direttiva europea sulle attività televisive per
manomettere profondamente e con logiche già viste il testo unico
delle radiotelevisioni".