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Jovane: giù la pirateria del 10% per guadagnare 3 mld di Pil

L’ad di Microsoft: “La legge italiana anti-contraffazione modello per l’Europa”, ma serve recepire gli emendamenti “per valorizzare il brand italiano non solo informatico”

27 Apr 2010

Avrà un costo di 240 miliardi di euro e di 1,2 milioni di posti di
lavoro, per le industrie europee di cinema, musica, tv, la
pirateria digitale nei prossimi 5 anni. L’allarme lo lancia un
rapporto della società di consulenza Tera Consultants, discussa
nell’ambito delle giornate mondiali sulla proprietà
intellettuali e rilanciata in occasione del convegno "Come
combattere la pirateria. La difesa della proprietà intellettuale
negli enti e nelle imprese" che si è tenuto a Roma.

Chi scambia musica online, copia cd o scarica illegalmente un film
ha contribuito, sostiene il rapporto, a “bruciare” nel 2008 in
Europa 9,9 miliardi di euro di mancati ricavi, causando la perdita
di 186 mila posti di lavoro nelle aziende di settore. Forte anche
le perdite per l'industria digitale in Italia: -1,4 miliardi di
euro, con 22.400 dipendenti rimasti senza impiego. E lo scenario
diventa peggiore se si guarda al futuro: nel 2015 a livello europeo
la pirateria online e le altre forme di “contraffazione” del
diritto d'autore cancelleranno 56 miliardi di euro di
ricavi.

“E' necessario avviare un tavolo tecnico con le associazioni,
dalla musica al cinema, non solo in ambito informatico, per trovare
un comune denominatore nella lotta all’illegalità”, sostiene
Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft Italia.
"Se si riducesse dal 48 al 38% la pirateria, ogni anno
verrebbero recuperati 3 miliardi di euro in Pil – secondo l'ad
– il che equivale a 700-800 milioni di euro, come impatto fiscale,
e a oltre 6.200 nuovi posti di lavoro".

Meno ottimista, invece, il presidente della Siae, Giorgio Assumma,
che lamenta “l’assenza di qualsiasi serio progetto delle forze
parlamentari per risolvere i gravi problemi delle costanti e
ripetute lesioni dei diritti degli autori attraverso Internet: è
nostro dovere stimolare il Parlamento perchè non sia inerte e si
occupi di risolvere il problema”.

All’interno del convegno sono state dibattute le novità in
materia di difesa della proprietà intellettuale in seguito
all’approvazione di un emendamento alla “Legge Sviluppo” (la
n.99 del 2009) con il quale si prevede l’estensione degli
strumenti di tutela della legge 231/2001 alla protezione della
proprietà intellettuale e industriale nell'ambito degli enti
dotati di personalità giuridiche e non, quali aziende e
associazionismo.

Tale modifica, approvata e sostenuta in maniera bipartisan in
Parlamento, rappresenta, secondo gli intervenuti al convegno, un
nuovo importante strumento di contrasto contro la pirateria e la
contraffazione. Secondo Jovane "la 231/2001 e i successivi
aggiornamenti rappresentano" un modello per l'Europa
ancora in cerca di norme condivise. "Ma serve – ha detto
l'ad di Microsoft Italia – rimettere al centro le aziende.
Recependo i nuovi emendamenti sarà possibile valorizzare meglio
l'intero brand italiano, non solo informatico".

Nonostante un buon impianto normativo, l’Italia resta tra i
principali paesi con i tassi di pirateria e contraffazione più
alti. A titolo di esempio, lo scorso anno, la pirateria del
software registrava tassi pari al 48% rispetto ad una media europea
del 35%. Rispetto alla criticità del fenomeno è sempre più
necessaria la promozione di un dialogo costante e proficuo con
tutti gli attori interessati da questo problema, ovvero le
associazioni di categoria e gli ordini professionali in primis ma
anche le Istituzioni e il mondo universitario. I principali punti
di riflessione emersi durante il dibattito sono stati: la
promozione del valore della creatività quale motore del rilancio
della competitività, l’adozione di politiche pubbliche volte
alla sensibilizzazione e educazione delle giovani generazioni e sui
diritti di proprietà e sulla percezione della legalità rispetto a
questi temi, l’azione coordinata di contrasto contro la pirateria
digitale, la promozione di un codice etico di comportamento per
enti e aziende e buone pratiche di collaborazione per tutti gli
attori della filiera.

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