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L’allarme dei sindacati europei: “La pirateria uccide l’industria creativa”

Il mercato europeo dell’audiovisivo ha perso nel 2008 10 miliardi di ricavi

17 Mar 2010

Le industrie creative europee hanno perso 9,9 miliardi di ricavi e
186.400 posti di lavoro nel 2008 a causa della pirateria,
soprattutto quella digitale. E’ l’allarme lanciato oggi a
Bruxelles dai sindacati europei delle industrie creative. Anche in
Italia gli effetti della pirateria si sono fatti sentire: le
industrie produttrici di film, musica, serie tv e software hanno
perso, nel 2008 1,4 miliardi di ricavi e 22.400 posti di
lavoro.

E la pirateria digitale è destinata a crescere ulteriormente,
aggravando così la crisi del settore. Due gli scenari possibili
secondo uno studio di Tera Consultans. Se la pirateria digitale
dovesse crescere proporzionalmente al traffico del file sharing, le
perdite nel 2015 salirebbero a quota 32 miliardi di euro per quanto
riguarda i ricavi, mentre i posti di lavoro in meno sarebbero
611.300.

Più fosco un secondo scenario ipotizzato, secondo cui la crescita
della pirateria segue la tendenza globale di aumento del traffico
IP europeo: in questo caso, nel 2015, la perdita sarà di 56
miliardi di euro, e 1milione e 200mila i posti di lavoro
tagliati.

“Serve un intervento efficace e costante per fermare questo
scempio”, ha detto Agnete Haaland, presidente dell’associazione
sindacale che raccoglie i lavoratori dell’audiovisivo (Fia).
William Maunier, presidente di Uni-Mei, la sigla che raccoglie i
lavoratori del settore media e entertainment, punta il dito
sull’educazione. “Spesso i giovani passano musica e film ai
loro amici senza capire che stanno condividendo illegalmente un
file coperto dai diritti d’autore – ha detto Maunier -: bisogna
educarli”.

“Forte preoccupazione” è stata espressa dalle associazioni
confindustriali (Afi, Fimi e Pmi) e sindacali (Slc, Cgil e Sai) del
settore musicale, che hanno anche “richiesto un forte intervento
di contrasto ad un fenomeno che rischia di distruggere il settore
creativo”.