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La guerra contro Google fra mercato e regole

E-Media Institute e Dla Piper: il mercato audiovisivo italiano raggiungerà un giro d’affari di circa 10,3 miliardi di euro nel 2014. A patto che gli editori sappiano trovare alleanze e nuovi modelli di business

02 Mar 2010

Quali armi ha in mano il “vecchio” mondo degli editori
audiovisivi contro Google? Esistono modelli di business, regole,
tecnologie in grado di arginare l’ascesa di motori di ricerca e
aggregatori? E ancora: il caso Google-tribunale di Milano cosa ci
insegna? La regolamentazione europea è sufficiente
all’evoluzione di Internet? O non si dovrebbe invece pensare a
un’alternativa, un ”tertium genus” in grado di regolare la
zona grigia fra la direttiva e-commerce e quella sui media
audiovisivi?

Cerca di rispondere a questi interrogativi il
rapporto presentato da e-Media Institute, la società guidata
da Emilio Pucci in collaborazione con Giangiacomo Olivi di Dla
Piper, che fa luce sul “Nuovo mercato degli audiovisivi di rete,
aspetti economici e normativi”.

Nel rapporto, illustrato oggi alla Biblioteca del Senato a Roma con
una tavola rotonda, vengono pubblicati i risultati di un’analisi
previsionale sull’evoluzione del mercato audiovisivo italiano. I
quattro singoli mercati del contenuto audiovisivo (televisione,
home video, servizi video Internet-Web e servizi video via mobile,
destinati a confluire e ibridarsi nel macro-settore degli
audiovisivi di rete, raggiungeranno nel 2014 un valore economico
pari a circa 10,3 miliardi di euro (misurato al livello dei ricavi
degli editori), ovvero lo 0,8% circa del Prodotto Interno Lordo
stimato per il 2014. Rispetto al 2008, quando il mercato valeva
circa 8,4 miliardi, si tratterebbe di una crescita in valori
assoluti pari a poco meno di 2 miliardi.