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La musica su cloud batterà lo streaming?

Il nuovo servizio lanciato da Amazon ha anticipato le mosse di Google e Apple. Tuttavia, secondo gli analisti, il successo di Cloud Drive potrebbe essere pregiudicato dalla scarsità dell’offerta. E dal miglior rapporto qualità/prezzo garantito dal “noleggio”

30 Mar 2011

I giganti dell’hi-tech fanno a gara per offrire servizi via
cloud. L’ultima a scommettere sulla nuvola è Amazon che,
battendo sul tempo Apple e Google, ha lanciato in questi giorni
“Cloud Drive” che permette di caricare sui server della
società i propri file utilizzabili in qualsiasi momento e con
qualsiasi dispositivo.

A spingere le società a guardare con interesse a questi nuovi tipi
di servizi, la proliferazione di device mobili che rende più
necessario l'accesso a video, musica e foto anche da
remoto.

Nel caso di Amazon, il servizio permette agli utenti di ascoltare
musica o file di dati scaricati da più dispositivi, pc o
smartphone con software Android (ma non con dispositivi della
Apple).

"Da qui a cinque anni le persone penseranno che servizi online
come Cloud Drive saranno il luogo primario per la conservazione
sicura delle informazioni critiche, contrariamente al back up molto
utilizzato oggi”, spiega Frank Gillett, analista di Forrester
Research.
Ecco perché anche Cupertino – sottolinea Aapo Markkanen, analista
di Abi Research “ha bisogno si spingere sul mercato il proprio
iTunes” che non potendo contare sulla nuvola, nel lungo periodo
potrebbe scontare questa mancanza.

Google, da parte sua, è stato finora un grande sostenitore del
software online, come dimostrano i servizi Gmail e Google Docs. Lo
scorso autunno, però, l'azienda ha lanciato eBook Google, che
consente agli utenti di acquistare libri digitali e di accedervi da
dispositivi collegati a Internet. L'azienda sta ora cercando di
negoziare accordi simili con le etichette musicali.
La strategia dunque non è nuova, e lo dimostrano i servizi offerti
da Rhapsody International che offre download, streaming di musica e
Internet radio di Pandora Media.

Non sarà un business senza ostacoli. Servizi del genere possono
incotrare difficoltà soprattutto a causa delle preoccupazioni
nutrite da etichette discografiche ed editori musicali sulla
gestione di materiale protetto da copyright. Anche se, va
sottolineato, le piattaforme online lanciate finora (oltre ad
Amazon, Mozy di Emc, Emc, Windows Live SkyDrive di Microsoft) non
hanno finora sollevato dispute riguardanti i diritti
d'autore.

Piuttosto Amazon, al momento del lancio di Cloud Drive, ha
sottolineato la necessità di negoziare nuove licenze con
l'industria musicale in vista di un servizio che si avvicina
alla memorizzazione dei file su disco rigido esterno.

Il vero limite dell'iniziativa di Amazon però, secondo Abi
Research, risiede nella scarsità di offerta, almeno per il
momento: “Molti utenti potrebbero quindi preferire modelli online
di radio, come Pandora, o di abbonamento a servizi musicali che
offrono agli utenti l'accesso a una grande biblioteca, come
Rhapsody o Spotify”. Servizi più convenienti perché “offrono
un miglior rapporto qualità-prezzo rispetto ai modelli che si
basano ancora sull'acquisto di brani e album, anche se (come
nel caso di Amazon) permettono di archiviare gli acquisti on the
cloud”.