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La svolta di YouTube, scatta la guerra alle tv

Google, proprietaria del sito, investirà 100 milioni di dollari nella produzione di video a misura di Web. In arrivo 20 canali tematici. Obiettivo, l’attrazione di nuove fasce di pubblico e una fetta del mercato pubblicitario

07 Apr 2011

YouTube pronta al grande salto per strappare spettatori, ma
soprattutto pubblicità, alla tv tradizionale (negli Usa cavo e
satellite, altrove digitale terrestre). Per questo Google, che ne
è proprietaria dal 2006 (la pagò 1,6 milioni di dollari),
investirà 100 milioni di dollari nella produzione di video
appositamente concepiti per il Web.

Previsto entro l'anno l'arrivo di 20 nuovi canali (arte,
sport ecc), che oltre a raccogliere i tipici video amatoriali e
serie tv di cui sono stati acquisiti diritti, trasmetteranno almeno
20 ore la settimana di contenuti "originali" low cost. A
questo scopo sono già in corso contatti con Hollywood, in
particolare società di professionisti del settore
"creativo" (Creative Artists Agency, William Morris
Endeavor, International Creative Management) per la creazione dei
nuovi canali.

La mutazione di YouTube cavalcherà la nuova ondata di televisori
connessi. Alla fine delle nuove operazioni potrebbe diventare più
simile a una tv che al sito per la condivisione di video amatoriale
(anche se rimarrà fedele al suo spirito originario: allo studio
nuove modalità per rendere più facile la ricerca e l'accesso
ai contenuti generati dagli utenti).

Oltre ad aumentare il tempo medio trascorso dagli utenti-
attualmente circa 15 minuti al giorno – le operazioni puntano ad
attrarre investimenti pubblicitari nuovi, prima di tutto una fetta
della torta da 70 miliardi di dollari della pubblicità televisiva
negli Usa.

La nuova fase potrebbe almeno in parte dare una svolta
all'annosa questione che la vede costantemente al centro di
cause per violazione dei diritti dei prodotti trasmessi in rete.
Piuttosto che in costose licenze Google prevede di investire in
programmazione creando una "terra di mezzo", a metà
strada fra il "selvaggio west" della trasmissione di
prodotti non coperti da copyright e la programmazione
"mainstream" broadcasting, destinata a coltivare una
fascia, comunque di nicchia, di fedelissimi su cui la pubblicità
potrebbe essere disposta a investire di più.

Il sito dovrebbe generare più di 800 milioni di dollari di entrate
nette quest'anno, secondo le stime di Citigroup.