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Misure “draconiane” nell’Acta. Stop dal Parlamento Ue

Il trattato anti-contraffazione prevede non solo l’interruzione della connessione ma anche sanzioni penali e controllo del traffico da parte degli Isp. I parlamentari: “Violazione delle leggi europee”

11 Mar 2010

Il Parlamento europeo contro l’esecutivo Ue sul famigerato
Anti-counterfeiting trade agreement (Acta), il trattato
anticontraffazione (e contro la pirateria online) in via di
definizione tra Europa, Usa e altri Paesi. Il Parlamento, che non
partecipa alle trattative, ha votato contro l’accordo con una
maggioranza schiacciante (663 voti, solo 13 si sono espressi a
favore), sostenendo che l’Acta contraddice apertamente le leggi
Ue sulla contraffazione e la pirateria online.

Il Parlamento minaccia anche di ricorrere alle vie legali presso la
Corte di Giustizia europea se non vengono immediatamente respinti i
provvedimenti previsti nell’Acta, inclusa la "graduale"
interruzione della connessione Internet agli utenti che rubano
contenuti online. Quattro eurodeputati, Alexander Alvaro, Stavros
Lambrinidis, Zuzana Roithova e Françoise Castex, soprannonimati i
quattro moschettieri dell’Acta, hanno lanciato una petizione
contro l’accordo e raccolto finora 31 adesioni.

Le Ong, le organizzazioni accademiche e le associazioni
commerciali, che hanno studiato i dettagli del patto
anti-contraffazione di cui sono riusciti ad avere anticipazioni,
sostengono che l’Acta mette potenzialmente in mano agli Isp
“strumenti draconiani in stile americano per combattere la
pirateria” . A quanto pare, l’Acta non introdurrà, come si
pensava, il cosiddetto “regime dei tre colpi” (tagliare
l’accesso alla rete dopo tre tentativi di pirateria), ma
permetterà agli Isp di adottare altre misure, purché il
consumatore sia informato nel contratto delle penalità previste
per il furto di proprietà intellettuale. EuroISPA, associazione di
Bruxelles che riunisce i network provider, rivela che l’esecutivo
europeo potrebbe accogliere la proposta americana di combattere la
pirateria anche usando “sanzioni penali e controllando il
traffico e i servizi Internet degli utenti”.

Anche se il commissario al Commercio Karel de Gucht ha rassicurato
gli eurodeputati sul fatto che l’Ue non intende dire sì a tutte
le misure del testo dell’Acta volute dalle altre parti, le
anticipazioni raccolte da EuroISPA andrebbero in direzione opposta.
Ma, appunto, si tratta solo di anticipazioni, o meglio
indiscrezioni, perché i rappresentanti della Commissione Ue che
partecipano alle trattative per l’Acta hanno firmato un accordo
di non-divulgazione.

I quattro moschettieri Lambrinidis (Grecia), Castex (Francia),
Alvaro (Germania) e Roithova (Repubblica Ceca), non ci stanno:
“Ci spiace molto che l’esecutivo sia così riluttante a
informarci, nonostante l’entrata in vigore del Trattato di
Lisbona, che stabilisce che il Parlamento europeo deve avere
accesso immediato alle informazioni concernenti i negoziati
internazionali, in qualunque fase”. Aggiunge Lambrinidis: “Il
Parlamento non starà a guardare in silenzio mentre i diritti
fondamentali di milioni di cittadini vengono discussi a porte
chiuse”. “Ci opponiamo alle misure dell’Acta che mettono a
repentaglio la natura aperta di Internet”, conclude Jérémie
Zimmermann, portavoce dell’associazione in difesa dei diritti dei
cittadini, La Quadrature du Net.

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