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Monopolio Siae, un freno alle nuove tecnologie

Secondo uno studio dell’Istituto Bruno Leoni l’inefficienza della società costa 13 milioni e mezzo all’anno ad autori, discografici e consumatori

19 Lug 2010

La Siae – che gestisce monopolisticamente i diritti d’autore – è
“costosa e inefficiente”. Lo dimostra Diego Menegon, fellow
dell’Istituto Bruno Leoni, nel Briefing Paper
“L’intermediazione dei diritti d’autore. Perché il monopolio
è costoso e inefficiente” (clicca qui per scaricare il
paper).

Menegon, confrontando il modello italiano con quelli di altri paesi
europei, mostra che il monopolio pubblico non è un tabù: se
alcuni Stati membri dell’Ue hanno sistemi simili al nostro, in
molti la gestione dei diritti d’autore è gestita in regime di
libera concorrenza.

Rispetto alle migliori pratiche, “la minor efficienza della Siae
costa agli autori, ai discografici e ai fruitori di opere musicali
protette (quindi ai consumatori) 13,5 milioni di euro
all’anno”. Per Menegon “l’ostinazione con cui il
legislatore nazionale continua a voler preservare il monopolio
pubblico legale nel settore dei servizi di intermediazione si
scontra con i dati che emergono dal confronto tra le performance
registrate dal modello britannico del mercato aperto e dal regime
di esclusiva italiano. Il rapporto tra i costi operativi e i
diritti raccolti è nettamente più alto in Italia, rispetto ai
dati rilevati nel Regno Unito. Le collecting society inglesi,
inoltre, consentono un più facile accesso al mercato a giovani e
non professionisti, tanto che spesso non esigono alcuna tassa di
iscrizione”.

Non basta. Secondo Menegon i bassi tassi di efficienza della Siae
si ripercuotono negativamente sulla capacità di diffusione delle
nuove tecnologie dell’informazione nonché sull’intera
industria culturale italiana.

Inoltre, la conservazione del regime di esclusiva in capo alla Siae
impedisce la creazione in Italia di soluzioni più efficienti di
tutela e gestione dei diritti d’autore e dei diritti connessi.