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Mosca contro Google: in arrivo il “motore di Stato”

E in Francia gli editori pronti a lanciare un aggregatore di news alternativo per “monetizzare” i contenuti web

21 Lug 2010

Un motore di ricerca statale per “filtrare” meglio le
informazioni. Questa l’ultima iniziativa del Cremlino, che
secondo indiscrezioni di stampa, avrebbe deciso di censurare Google
e Yandex (motore di ricerca russo), accusati di“imprecisioni” e
“faziosità”, e di sostituirli con un proprio web search da
imporre a enti pubblici, scuole e università e da far scaricare
gratis su tutti i computer già al momento dell'acquisto sul
territorio russo.

La notizia è apparsa ieri sul quotidiano russo Novaja Gazeta, ma
il Cremlino non  ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.
L’ideatore del progetto è Valerij Surkov, braccio destro del
presidente Medvedev, favorevole ad introdurre correttivi per
salvaguardare l’immagine dello Stato e limitare il più possibile
la libertà d’espressione dell’opposizione. Dietro
l’operazione ci sarebbe anche la volontà di vendicarsi dell’
“ex” russo Sergey Brin, cofondatore di Google e fuggito in
occidente molti anni fa.

Guai in vista per Google anche in Francia, dove gli editori lo
accusano di aver cannibalizzato i loro contenuti. I quotidiani
transalpini hanno infatti deciso di fare da sè e si preparano a
lanciare, entro la fine del 2010, un motore di ricerca
sull’attualità alternativo a Google news, assieme a un’offerta
di bouquet a pagamento multi-testata.
Lo ha reso noto, con un comunicato diffuso ieri in tarda serata, il
Sindacato della stampa quotidiana nazionale francese (Spqn),
spiegando che “la monetizzazione dei contenuti web, portata
avanti in concertazione da diversi tipi di stampa, sarà al centro
delle priorità”.

I giornali francesi si lamentano da tempo delle quote di mercato
pubblicitario che Google sottrarrebbe loro diffondendo i contenuti
dei loro siti ma, spiega il quotidiano Les Echos, “preferirebbero
evitare di dover ricorrere alla giustizia, come hanno fatto i
giornali belgi o italiani”.
In Italia infatti gli editori per difendere i propri interessi,
hanno fatto ricorso all’Antitrust, denunciando la società di
Mountain View per abuso di posizione dominante.

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